Giorno 10 | Hiroshima > Himeji > Osaka
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- 2 giorni fa
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PROGRAMMA DI VIAGGIO
Castello di himeji e i Giardini Kōko-en | Treni e bus per 2 ore e mezzo - 70 km ca. La giornata di oggi prevede il trasferimento verso Osaka durante la quale effettueremo la visita al famoso castello di Himeji, una delle fortezze più belle e meglio conservate del Giappone ed al raffinato giardino Koko-en, in stile Edo. Utilizzando lo Shinkansen, il viaggio risulta particolarmente comodo e veloce. Partendo verso le 08.00 dalla stazione di Hiroshima, il tratto in Shinkansen sino a Himeji ci impegnerà per non pù di un'ora. Arrivo a Himeji e camminata di 15-20 minuti sino castello. Risalente alle prime strutture del XIV secolo, il castello, noto come “Shirasagi-jō” (Castello dell’Airone Bianco) per via del suo aspetto elegante e candido, assunse l’attuale forma imponente nel XVII secolo. Mai distrutto da guerre, incendi o terremoti, rappresenta uno degli esempi più puri di architettura feudale giapponese ed è composto da una complessa rete di edifici, corridoi e cortili interni. Salendo fino al mastio principale (tenshukaku), si ripercorre la storia dei samurai, ammirando la vista sulla città. Il legno massiccio, i tetti a falde multiple e i dettagli architettonici mostrano la perizia costruttiva di secoli fa. Il Giardino di Kōko-en. Situato immediatamente a ovest del castello, Kōko-en è un giardino, suddiviso in nove giardini tematici (ciascuno con elementi peculiari come stagni con carpe koi, cascatelle, ponticelli, piccoli padiglioni per la cerimonia del tè) relativamente recente (inaugurato nel 1992) ma realizzato seguendo lo stile dei giardini del periodo Edo, in armonia con l’atmosfera storica circostante. La cura delle composizioni paesaggistiche e la disposizione di pietre, acqua e vegetazione riflettono i principi estetici dei giardini tradizionali, facendo sentire il visitatore immerso nella tranquillità e nella bellezza senza tempo. All’interno di uno dei padiglioni è spesso possibile assistere o partecipare a una cerimonia del tè, unendo così l’esperienza visiva del giardino alla pratica culturale giapponese. Ritorno in stazione per raggiungere, sempre con Shinkansen, la stazione di Shin-Osaka, e poi Osaka. Il nostro hotel per questa giornata: HOTEL MONTEREY LE FRERE OSAKA o similare L'Hotel Monterey Le Frere Osaka è collocato in posizione davvero strategica, a due passi della Stazione di Osaka nel quartiere Umeda-Yodoyabashi-Hommachi, a soli 100 metri dal Santuario Shintoista Sonezaki Ebisu. Il Kitanosaurus e l’E-ma distano rispettivamente 200 metri e 400 metri. Interamente coperta dal WiFi gratuito, la struttura offre un ristorante, una reception attiva 24 ore su 24, un deposito bagagli e una piccola Honsen privata inclusa nella tariffa. Tra i diversi punti d'interesse nelle vicinanze figurano il Santuario Tsuyu no Tenjinja e il Tempio Honden-ji.
APPROFONDIMENTI
Alla scoperta del Castello dell'Airone Bianco e dei giardini Edo
Partenza da Hiroshima per Himeji
La decima giornata inizia con un viaggio mattutino da Hiroshima verso la città di Himeji, nella prefettura di Hyōgo. Himeji è celebre per il suo imponente castello feudale, spesso chiamato Castello dell’Airone Bianco per via delle sue eleganti pareti bianche somiglianti alle ali spiegate di un airone. Questa tappa offre un’immersione profonda nella storia medievale giapponese: Himeji, sin dal periodo feudale, è stata un nodo strategico sia dal punto di vista militare sia commerciale. La città sorge nel cuore dell’antica provincia di Harima, un territorio che collegava il Giappone orientale e occidentale; il suo porto sul Mare interno di Seto (detto Mare di Harima) era un passaggio obbligato per i daimyō (signori feudali) che dall’ovest miravano a raggiungere Kyoto. Non a caso, Himeji divenne un baluardo difensivo di primaria importanza: chi controllava questo castello dominava l’accesso all’ovest del Giappone e poteva impedire ai clan rivali di avanzare verso la capitale imperiale.
Himeji in epoca feudale
Durante il tumultuoso periodo Sengoku (XV-XVI secolo), Himeji fu contesa da diversi clan samuraici e la sua posizione ne fece un premio ambito nelle guerre civili. Con l’inizio dello shogunato Tokugawa dopo il 1600, Himeji assunse un ruolo ancor più centrale: Tokugawa Ieyasu affidò infatti il castello al genero Ikeda Terumasa, ordinandogli di trasformarlo in una fortezza formidabile capace di contenere eventuali minacce provenienti dai signori occidentali (Kyūshū, Chūgoku, Shikoku). La ricostruzione che ne seguì, durata circa nove anni, diede al Castello di Himeji la forma grandiosa che vediamo oggi, con un mastodontico torrione principale a cinque piani circondato da un complesso di torri minori, bastioni e fossati concentrici. Nell’epoca Edo (1603–1867), con il paese pacificato sotto lo shogunato, Himeji prosperò come città-castello: il castello fungeva non solo da roccaforte militare ma anche da centro amministrativo del dominio locale e da simbolo tangibile del potere e prestigio del clan che lo governava.
CONTESTO STORICO DI HIMEJI E IMPORTANZA STRATEGICA NEL PERIODO FEUDALE
Himeji deve la sua crescita storica alla posizione nevralgica lungo le rotte che collegavano l’ovest e l’est del Giappone. In epoca feudale, la città era situata sull’antica strada Sanyō, via di comunicazione fondamentale tra Kyūshū e la regione di Kinai (Kyoto-Osaka). Il suo porto sul Mare di Harima favoriva gli scambi commerciali, ma rappresentava anche una porta d’accesso potenzialmente pericolosa: per questo i signori locali fortificarono presto l’area con avamposti e, infine, con un castello di grande levatura.
Già nel XIV secolo esisteva qui una fortezza, ma fu nel periodo Sengoku che Himeji acquisì vera centralità strategica. I potentati occidentali vedevano Himeji come la chiave per aprirsi la via verso Kyoto, tuttavia nessuno riuscì a oltrepassare il castello, la cui posizione e difese rendevano impossibile avanzare senza prima conquistarla. Dopo la battaglia di Sekigahara (1600), questo ruolo strategico venne consolidato: Tokugawa Ieyasu fece di Himeji un baluardo contro i feudi occidentali non pienamente fidati, consegnandolo a uno dei suoi alleati di maggior fiducia, Ikeda Terumasa. In tal modo, per tutto il periodo Edo il castello rimase un deterrente simbolico e militare verso possibili rivolte o invasioni dal versante occidentale.
Parallelamente alla funzione militare, Himeji fiorì come città di castello (jōkamachi): attorno alla fortezza si sviluppò un centro urbano con residenze di samurai, mercati e templi, integrato nelle reti commerciali dell’ovest giapponese. La provincia di Harima era rinomata anche per i suoi prodotti agricoli e artigianali; ad esempio, è attestato che proprio in quest’area si produssero tra i primi e più raffinati sake del Giappone, grazie all’abbondanza di riso di qualità (varietà Yamada Nishiki) e alla facilità di trasporto via mare. Il castello, dominando la pianura circostante dall’alto della collina di Himeyama, divenne così il fulcro non solo militare ma anche economico e culturale del territorio.
I CASTELLI NEL GIAPPONE MEDIEVALE: RUOLO MILITARE, AMMINISTRATIVO E SIMBOLICO
Durante il medioevo giapponese, specialmente dal periodo degli Stati Belligeranti (Sengoku) fino all’epoca Edo, i castelli (shiro) acquisirono un’importanza straordinaria. In origine evolutisi dalle semplici palizzate di legno dei secoli precedenti, nel XVI secolo i castelli nipponici raggiunsero la loro forma più nota: strutture complesse in pietra e legno, costruite per dominare militarmente punti strategici come porti, valichi fluviali, incroci commerciali e rilievi naturali. La funzione primaria era ovviamente difensiva e militare: castelli come Himeji vennero edificati in luoghi elevati o protetti dalla geografia (colline, fiumi, coste), sfruttando il terreno per ostacolare gli assalti nemici. Spesse mura in pietra, fossati concentrici e porte fortificate obbligavano eventuali aggressori a percorsi tortuosi e facilmente difendibili. I castelli erano inoltre dotati di magazzini per cibo, acqua e armi, così da resistere a lunghi assedî.
Accanto a questo ruolo bellico, nel tardo Sengoku i castelli divennero anche centri amministrativi e residenziali dei domini. I daimyō – i signori feudali – vi stabilivano la propria residenza e gli uffici di governo. Tipicamente, il grande torrione centrale (tenshukaku) fungeva da ultimo rifugio in caso di guerra e da deposito di armi e provviste in tempo di pace. Ai suoi piedi sorgevano gli edifici abitativi e burocratici: palazzi a un piano per il daimyō e la sua famiglia, sale per udienze, alloggi per samurai di alto rango e strutture di servizio. Il castello amministrava quindi il territorio circostante, riscuotendo tributi e coordinando le attività economiche; la città di castello brulicava di artigiani, mercanti e contadini che fornivano beni e servizi alla guarnigione.
Infine, i castelli rivestivano un potente significato simbolico. Erano il biglietto da visita del potere dei clan: più il castello era grande, bello e inespugnabile, maggiore era il prestigio e l’autorità percepita del suo signore. Gli enormi torrioni e le elaborazioni architettoniche non avevano solo scopo pratico, ma anche cerimoniale e propagandistico. Ad esempio, già nel 1576 Oda Nobunaga costruì il magnifico Castello di Azuchi – il primo dotato di un grande tenshu multistrato – con l’intento di mostrare la ricchezza e l’avanguardia del suo dominio. Allo stesso modo, i Tokugawa incentivarono i daimyō a edificare (sotto stretta supervisione) castelli imponenti ma leali allo shogunato, quale segno di ordine e potenza. All’interno, i castelli spesso presentavano decorazioni sfarzose, pareti dipinte e tatami pregiati per impressionare ospiti e alleati. Dall’esterno, invece, la silhouette del castello, visibile da lontano, incuteva rispetto agli abitanti e ai potenziali nemici. In sintesi, nel Giappone medievale il castello era contemporaneamente fortezza, palazzo di governo e simbolo di legittimità feudale.
IL CASTELLO DI HIMEJI: STORIA ARCHITETTONICA E MILITARE
Il Castello di Himeji, detto “Castello dell’Airone Bianco”, svetta con le sue eleganti torri bianche. La struttura attuale risale in gran parte all’inizio del XVII secolo, quando il daimyo Ikeda Terumasa ricostruì e ampliò il complesso medievale, conferendogli l’aspetto maestoso che vediamo oggi.
Le origini del Castello di Himeji risalgono al XIV secolo. Nel 1333 il samurai Akamatsu Norimura fece erigere una prima fortezza sulla collina di Himeyama, sfruttandone la posizione dominante. Quella costruzione primitiva fu smantellata e ricostruita nel 1346 dal figlio Sadanori, prendendo il nome di Castello di Himeyama. Per circa due secoli la fortificazione rimase relativamente modesta, finché nel 1581 il celebre condottiero Toyotomi Hideyoshi – allora signore del territorio – vi aggiunse un mastio di tre piani. trasformando Himeji in un castello di media grandezza durante gli ultimi anni del periodo Azuchi-Momoyama. Tuttavia, la svolta architettonica avvenne agli inizi del periodo Edo: dopo la vittoria di Tokugawa Ieyasu a Sekigahara (1600), il castello venne affidato a Ikeda Terumasa quale ricompensa per il suo sostegno militare. Ikeda intraprese subito un’imponente ristrutturazione (1601–1609) che ampliò enormemente il complesso. In quegli anni sorse l’attuale tenshukaku a cinque piani, circondato da tre torri secondarie collegate da corridoi fortificati. Il risultato fu un castello integrato e monumentale, formato da oltre 80 edifici tra torri, cancelli, bastioni e fortini minori, tutti collegati in un sistema difensivo organico.
Nel 1617 un ulteriore abbellimento fu apportato dal successivo signore, Honda Tadamasa, che aggiunse edifici come la residenza Nishinomaru per sua moglie (principessa Senhime, nipote di Tokugawa Ieyasu). Completata questa fase, Himeji rimase miracolosamente intatto per oltre 400 anni: a differenza di molti castelli giapponesi, non fu mai assaltato o distrutto durante le rivolte del periodo Edo, né demolito interamente nell’epoca Meiji (quando molte vecchie fortezze furono abbattute per far posto alla modernizzazione). Il Castello di Himeji sopravvisse persino ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale: nel 1945 la città di Himeji fu pesantemente colpita dai raid aerei e incendiata tutt’attorno, ma il castello restò incredibilmente illeso. Un ordigno incendiario cadde proprio sul torrione centrale, ma – secondo la tradizione locale – non esplose, lasciando salva la struttura. Anche il devastante terremoto del 1995 (Grande Terremoto di Hanshin) causò danni minimi: si racconta che persino una bottiglia di sake posta come offerta al piano superiore del mastio rimase al suo posto dopo le scosse, a testimonianza della solidità antisismica dell’edificio.
Sul piano militare-architettonico, il Castello di Himeji rappresenta un autentico capolavoro dell’ingegneria difensiva giapponese. Realizzato quasi interamente in legno (per la parte edificata) e pietra (per fondazioni e mura esterne), combina efficacia bellica ed estetica in modo mirabile. Il complesso originariamente era protetto da tre cerchie di fossati concentrici (il più esterno oggi interrato, mentre fossato medio e interno sussistono ancora), riempiti d’acqua sia per ostacolare le incursioni sia come riserva idrica in caso d’incendio o assedio. Le mura che collegano le varie torri presentano uno spesso intonaco bianco a base di calce e argilla: oltre a donare al castello il suo caratteristico candore, questo rivestimento era studiato per resistere al fuoco e agli elementi.
ELEMENTI DISTINTIVI: TENSHUKAKU, CORRIDOI, BASTIONI E PASSAGGI SEGRETI
Il tenshukaku (mastio principale) di Himeji è senza dubbio l’elemento più iconico: si innalza per cinque piani visibili (più un piano sotterraneo nascosto), raggiungendo un’altezza di oltre 30 metri. La sua silhouette slanciata, con i molteplici tetti a falde ornate da tegole grigie, ricorda la forma di un ventaglio aperto (non a caso, le pareti esterne curvilinee vengono poeticamente paragonate a grandi ventagli, ōgi. Il mastio fungeva da ultimo baluardo: le strette scale interne e i soffitti bassi obbligavano eventuali intrusi a procedere con estrema difficoltà, facilitando la difesa. All’interno del tenshu vi erano magazzini per armi, munizioni e provviste; in tempo di pace invece i piani superiori erano in gran parte vuoti o usati come depositi, data la loro scomodità, mentre la vita quotidiana si svolgeva in edifici più bassi attorno ad esso.
Intorno al mastio si sviluppa un intricato labirinto di corridoi, cortili e bastioni. Uno degli accorgimenti difensivi più geniali di Himeji è proprio il percorso tortuoso che i nemici avrebbero dovuto seguire per avvicinarsi al torrione centrale. Dall’ampio portale d’ingresso (il Cancello Hishi) fino alla base del tenshu, la strada compie numerose svolte a zig-zag e inversioni di direzione: pur essendoci solo ~130 metri in linea d’aria dal portone al mastio, il cammino reale misura circa 325 metri. Le mura e i cancelli sono disposti in modo da confondere gli assalitori, costringendoli a muoversi in cerchio attorno al castello e facendoli spesso tornare sui propri passi senza rendersene conto. Inoltre, i passaggi sono volutamente stretti e ripidi. tali che solo pochi uomini possano avanzare affiancati, facile bersaglio dall’alto. Questo dedalo serviva a rallentare e sfoltire le truppe nemiche, esponendole lungo il tragitto al tiro incrociato dei difensori appostati sulle mura e nelle torri. Si dice che ancor oggi, malgrado cartelli e indicazioni, molti turisti si smarriscano nel labirinto di Himeji: segno dell’efficacia in potenza di questa soluzione, rimasta però mai collaudata poiché il castello non subì assalti diretti nella sua storia.
Le mura e le torri di Himeji sono cosparse di feritoie (sama) di varie fogge – circolari, triangolari, quadrate e rettangolari – progettate per il tiro con archi e archibugi (tanegashima). In totale se ne contano circa mille in tutto il complesso. permettendo ai soldati di coprire ogni angolo di avvicinamento restando al riparo. In punti strategici sono presenti anche aperture verticali dette “finestre per il lancio di pietre” (ishi-otoshi mado): autentiche botole ricavate nei pavimenti sporgenti, attraverso cui era possibile rovesciare massi, olio bollente o altri materiali direttamente sul nemico sottostante. Per garantire autonomia durante un assedio prolungato, all’interno del castello si trovavano depositi alimentari e addirittura 33 pozzi per l’acqua (13 dei quali tuttora esistenti). Uno di questi, situato nel cortile occidentale, è avvolto da una leggenda lugubre: è il cosiddetto pozzo di Okiku, legato a una famosa storia di fantasmi.
Tra gli elementi caratteristici non vanno dimenticati i numerosi cancelli: originariamente Himeji ne aveva 84 disseminati lungo il percorso di avvicinamento, di cui 21 ancora intatti. Ogni cancello (molti dei quali denominati con le sillabe dell’alfabeto giapponese iroha) costituiva un ulteriore ostacolo, spesso angolato rispetto al precedente, così che sfondatone uno gli assalitori si trovassero di fronte a un nuovo imbuto esposto al fuoco incrociato. Ad esempio, il possente Cancello a Diamante (Hishinomon), ingresso principale al secondo recinto, introduce a una curva a gomito che obbliga a girare attorno a un bastione sotto l’occhio dei difensori appostati sopra di esso. Tale articolazione di spazi chiusi e aperti dà a Himeji un aspetto quasi labirintico, progettato però con logica ferrea: era un meccanismo bellico dove nulla era lasciato al caso.
Un dettaglio architettonico interessante sono le decorazioni discrete ma significative sparse per il castello: sulle tegole e sugli elementi di gronda si possono scorgere vari stemmi familiari (kamon) in rilievo. Ogni emblema araldico corrisponde a uno dei clan che hanno detenuto Himeji nel corso dei secoli (gli Ikeda, i Honda, i Sakai ecc.), lasciando così una “firma” simbolica nel ferro e nella terracotta. Questo mosaico di emblemi racconta in silenzio la successione dinastica e l’importanza storica del castello attraverso le ere.
CONSERVAZIONE E RESTAURI: PATRIMONIO UNESCO E SIMBOLO DELL'IDENTITÀ GIAPPONESE
Nel corso del ‘900 il Castello di Himeji è stato oggetto di importanti progetti di conservazione, grazie ai quali oggi ammiriamo una fortezza in condizioni eccellenti. Già dal 1931 alcune sue parti (tra cui il tenshukaku) vennero dichiarate Tesoro Nazionale dal governo giapponese. Un restauro integrale fu avviato nel dopoguerra: tra il 1956 e il 1964 si condusse la cosiddetta “Grande Ristrutturazione Showa”, con 250.000 giornate-uomo di lavoro e ingenti fondi statali. che consolidò la struttura portante in legno e ripristinò dettagli architettonici deteriorati. Successivamente, un ulteriore restauro – la “Grande Ristrutturazione Heisei” – è stato effettuato tra il 2009 e il 2015, durante il quale il castello è rimasto parzialmente chiuso al pubblico. Al termine, nel marzo 2015, Himeji ha riaperto mostrando un aspetto splendente: decenni di smog e polvere erano stati rimossi, riportando i tetti dal grigiore al bianco luminoso originario. Grazie a tali cure, la fortezza conserva circa il 90% di parti autentiche in legno e materiali originali, un fatto eccezionale per un castello giapponese.
Il riconoscimento internazionale è giunto nel 1993, quando Himeji è stato uno dei primi siti del Giappone inseriti nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. (insieme al tempio Hōryū-ji di Nara). L’UNESCO ha motivato l’iscrizione sottolineando come Himeji rappresenti “l’esempio più perfetto di architettura di castello agli inizi del XVII secolo”, con 83 edifici integrati in un sistema difensivo altamente sviluppato e dotato di astuti dispositivi di protezione. Il valore universale del castello risiede sia nella sua eccezionale integrità (essendo uno dei pochissimi castelli originali sopravvissuti illesi attraverso guerre e calamità), sia nella combinazione di funzione militare e bellezza estetica. Infatti Himeji colpisce non solo per l’ingegnosità delle sue difese, ma anche per l’armonia visiva: le sue candide mura di argilla e calce, i molteplici strati di tetti digradanti e la disposizione calibrata dei volumi architettonici creano un insieme di grande eleganza formale. tale da suggerire l’immagine leggiadra di un airone in volo.
In patria, il Castello di Himeji è considerato un vero simbolo dell’identità giapponese e uno dei gioielli della cultura nazionale. Oltre allo status di Patrimonio UNESCO, cinque sue strutture (il mastio e tre torri minori, più un complesso di corridoi) sono state designate Tesoro Nazionale,, e l’intera area entro il fossato medio è classificata come Sito Storico Speciale protetto dal governo. Himeji viene spesso annoverato tra i “tre grandi castelli” del Giappone insieme a Matsumoto e Kumamoto, per importanza storica e fascino.
Il castello appare spesso in film e serie televisive: ad esempio il regista Akira Kurosawa lo utilizzò come scenografia in capolavori come Kagemusha e Ran, e perfino Hollywood vi ambientò il “nido di ninja” nel film di James Bond Si vive solo due volte (1967), Nel folklore popolare, Himeji è avvolto da leggende spettrali che ne accrescono il mito: su tutte, la storia di Okiku, una serva ingiustamente uccisa il cui fantasma – narra la tradizione – emerge piangendo dal pozzo del castello, contando ossessivamente dei piatti (versione locale del racconto Banchō Sarayashiki). Un altro spirito che si dice abiti il mastio è Osakabehime, una enigmatica dama-yōkai che eviterebbe gli esseri umani e leggerebbe nei loro cuori. Queste leggende, tramandate nei secoli, testimoniano il profondo legame fra la comunità locale e il suo castello – visto non solo come monumento, ma quasi come un’entità viva, custode di memorie e misteri.
Visitare oggi il Castello di Himeji significa immergersi in secoli di storia: passeggiando tra le sue mura candide, salendo le ripide scale di legno lucidato dal tempo e affacciandosi dalle feritoie panoramiche dell’ultimo piano, si percepisce la grandiosità dell’epoca feudale giapponese. Ogni pietra del basamento e ogni trave del mastio potrebbero narrare vicende di samurai, shōgun e principesse. Non sorprende che gli stessi giapponesi considerino Himeji un orgoglio nazionale, meta prediletta per riscoprire le proprie radici. Nel candore silenzioso di queste torri secolari rivive lo spirito di un intero popolo.
I GIARDINI KŌKO-EN: L'ARTE PAEAGGISTICA EDO RIVIVE IN NOVE SCENARI
Accanto alle possenti mura del castello si estende un’oasi di pace verdeggiante: i giardini Kōko-en. Si tratta di un complesso paesaggistico relativamente moderno (è stato infatti inaugurato nel 1992), progettato però per ricreare fedelmente l’atmosfera e lo stile dei tradizionali giardini dell’epoca Edo. Kōko-en nacque per celebrare il centenario del riconoscimento municipale di Himeji e venne realizzato su un terreno di circa 3,5 ettari a ovest del castello, esattamente dove un tempo sorgevano la residenza occidentale (Nishi-Oyashiki) del daimyō e le dimore di alcuni samurai di alto rango.Il nome “Kōko-en” significa più o meno “Giardino dell’Antica Bellezza”, ed è un omaggio alla storia locale: richiama infatti la Kōko-dō, una scuola Confuciana istituita dalla famiglia Sakai (signori di Himeji nel periodo Edo) per promuovere gli studi classici – un segno di come questo luogo intrecci natura, arte e memoria storica.
Kōko-en è composto da nove giardini distinti, ciascuno cinto da muretti in terra e bamboo che creano ambienti separati, come stanze all’aperto comunicanti fra loro. Ognuno di questi giardini tematici offre una prospettiva diversa dell’arte paesaggistica giapponese, mettendo in scena vari elementi tipici: stagni con carpe koi guizzanti, cascatelle e ruscelli gorgoglianti, eleganti ponticelli ad arco o a zig-zag, gruppi di pini nani sapientemente potati, boschetti di bambù dalle canne slanciate, aiuole di peonie e fiori stagionali, e perfino un autentico giardino secco karesansui con rocce e sabbia rastrellata a onde. Il più grande tra essi è il Giardino della Residenza del Signore (Oyashiki no Niwa), un ampio giardino in stile chisen kaiyū (giardino con laghetto centrale da percorrere ad anello) dominato da un vasto stagno popolato da carpe multicolori.Qui, lungo le sponde sinuose, si ergono pietre disposte con cura a evocare rive naturali e montagne in miniatura, secondo i principi della concezione paesaggistica giapponese in cui il giardino simula un microcosmo del mondo naturale.
Proseguendo, si incontrano il Giardino della Cerimonia del Tè, che ospita l’elegante sala da tè Sōju-an, uno chalet in stile tradizionale dove è possibile partecipare al rito del tè ammirando il paesaggio; un Giardino di Bambù, fresco e ombroso grazie alle alte canne verdi che ondeggiano al vento; il Giardino dei Pini, dedicato ai sempreverdi simbolo di longevità, con esemplari potati in forme armoniose; un Giardino dei Fiori, che sfoggia colorazioni diverse a seconda delle fioriture stagionali (iris e glicini in primavera, azalee inizio estate, aceri in autunno, camelie in inverno); e altri piccoli spazi tematici, inclusa una serie di giardini frutteto e orto che mostrano piante commestibili ed erbe aromatiche coltivate un tempo nelle dimore samuraiche. Ciascun giardino è separato dagli altri da porte discrete e siepi, così che il visitatore passi attraverso scenari differenti quasi fossero capitoli di un racconto visivo. Eppure, nel complesso, Kōko-en mantiene un senso di coesione: c’è un filo conduttore nell’uso sapiente dell’acqua, delle pietre e delle piante che guida l’ospite in un percorso meditativo da un ambiente all’altro, offrendo angoli di contemplazione e sempre nuove prospettive sul castello e sulla natura circostante.
Dal punto di vista estetico, Kōko-en si ispira ai principi classici del giardino giapponese: la ricerca della stagionalità (shiki) e del cambiamento ciclico, il bilanciamento tra elementi (acqua e roccia, vuoto e pieno, luce e ombra), e il concetto di “paesaggio preso in prestito” (shakkei). Quest’ultimo è particolarmente evidente qui, poiché in vari punti del parco è possibile scorgere sullo sfondo le candide torri del Castello di Himeji stagliarsi sopra gli alberi: il castello stesso diventa parte integrante del panorama del giardino, come fosse una montagna lontana o una nuvola architettonica che arricchisce lo scenario. I progettisti di Kōko-en hanno sapientemente allineato certi sentieri e aperture visive in modo che all’improvviso, tra un acero e un pino, il visitatore veda apparire la sagoma del tenshukaku – un effetto scenografico di grande impatto, che collega idealmente l’eleganza della natura curata del giardino con la maestosità dell’opera umana del castello.
Un’esperienza imperdibile a Kōko-en è la cerimonia del tè nella casa da tè Souju-an. Questa struttura, costruita interamente in legno e tatami secondo lo stile sukiya-zukuri, è stata progettata sotto la supervisione del XV Gran Maestro della scuola Urasenke, a garanzia di autenticità. Ogni giorno, previa prenotazione o in specifiche fasce orarie, i visitatori possono accomodarsi qui per degustare un tè matcha appena preparato secondo il rituale tradizionale, accompagnato da dolcetti artigianali stagionali. Seduti sul tatami, con le porte scorrevoli aperte sul giardino, si viene coinvolti in un rito antico di secoli: i gesti lenti e misurati del maestro di tè, il silenzio interrotto solo dal gorgoglio dell’acqua nel bollitore e dal frinire dei cicale in estate o dallo stormire delle foglie in autunno. Godere del tè osservando il giardino – magari con la vista di una lanterna di pietra avvolta nel muschio, o i riflessi delle carpe nello stagno – è un momento di profonda immersione nella cultura giapponese, dove gusto, vista e spirito si fondono in armonia. Questa è forse la quintessenza dell’esperienza offerta da Kōko-en: un viaggio sensoriale e spirituale nel tempo di Edo, pur trovandosi nel comfort del presente.
Nonostante sia stato creato a fine XX secolo, Kōko-en è ormai parte integrante dell’itinerario a Himeji, amato sia dai turisti che dalla gente del posto. I suoi nove giardini cambiano volto con le stagioni: in primavera i ciliegi e i peschi fioriscono tingendo di rosa e bianco alcuni angoli, in estate il verde lussureggiante regala frescura e le ninfee galleggiano negli stagni, in autunno gli aceri (momiji) incendiano di rosso e arancio i paesaggi come quello ritratto in foto, e in inverno un velo di neve può trasformare il giardino secco in un dipinto monocromatico di grande suggestione. Per chi visita Himeji, passeggiare in Kōko-en dopo l’intensità della visita al castello è l’occasione di rilassare la mente e contemplare la bellezza naturale in un ambiente carico di significati storici e artistici. È il perfetto completamento di una giornata che unisce la forza delle pietre medievali alla grazia effimera di fiori e foglie.
CIBO TIPICO DI HIMEJI: SAPORI LOCALI DA PROVARE
Ogni viaggio in Giappone non sarebbe completo senza esplorare anche la cultura gastronomica locale. La zona di Himeji offre una serie di specialità regionali che vale la pena assaggiare, alcune delle quali poco diffuse altrove. Eccone alcune da non perdere:
Himeji Oden (おでん) – L’oden è un popolare stufato giapponese composto da ingredienti come ravanelli daikon, uova, konnyaku e vari tipi di polpette e paste di pesce, tutti cotti a lungo in brodo di dashi. La versione di Himeji presenta una particolarità che la distingue: invece di essere servito con la classica senape gialla karashi, qui l’oden viene accompagnato da salsa di soia allo zenzero fresca. Questa aggiunta di zenzero grattugiato mescolato a salsa di soia conferisce al piatto un aroma pungente e riscaldante, molto gradito soprattutto nei mesi freddi. Tale usanza locale è così radicata che “Himeji Oden” è diventato un marchio registrato della città. Provare l’oden in una delle osterie tradizionali (izakaya) vicino alla stazione o al castello significa gustare il comfort food degli himejiani: intingere i bocconi di daikon morbido o chikuwa (rotolo di pesce) nella salsa allo zenzero vi farà sentire come in una tipica serata invernale giapponese.
Anago no hitsumabushi / Anago-don (穴子飯) – Himeji si affaccia sul mare interno di Seto, le cui acque pullulano di anago, ovvero congro (anguilla di mare). L’anago è meno grasso della più nota unagi (anguilla d’acqua dolce) ma ha carni tenerissime e saporite. Una specialità locale è l’anago meshi: congro grigliato e laccato in salsa dolce di soia, servito su un letto di riso caldo in una ciotola (donburi). Talvolta viene servito nello stile hitsumabushi, cioè tagliato a pezzetti su riso in un contenitore di legno e consumato in più modi (in purezza, con erbe e condimenti, e infine versandoci brodo dashi per farne una sorta di chazuke). Ad Himeji alcuni ristoranti, come il rinomato Hiiragi, propongono perfino il sashimi di anago – una rarità – grazie al pesce freschissimo proveniente ogni giorno sia dal vicino Mare di Harima sia da altre coste giapponesi. Per chi ama il pesce, l’anago di Himeji è una prelibatezza da provare, dal gusto delicato di mare che si sposa con le glasse agrodolci della tradizione locale.
Himeji Almond Toast – Curiosamente, uno dei comfort food più amati a Himeji non è un piatto tradizionale giapponese ma una creazione locale del dopoguerra: il toast alle mandorle. Si tratta di pane in cassetta tostato spalmato con un ricco mix di burro, granella di mandorle e zucchero (talvolta miele), che caramella leggermente formando una crosticina dolce e croccante. Nato come spuntino nelle caffetterie locali intorno agli anni ’60, l’Almond Butter Toast è diventato col tempo un simbolo culinario di Himeji, al punto che esistono caffè storici (come Café de Muche) famosi per questa leccornia. Ideale per colazione o merenda, accompagnato da un caffè alla giapponese, è un piacere semplice ma imperdibile per i golosi.
Manzo di Himeji (姫路和牛) – La provincia di Hyōgo è la patria del famoso manzo di Kobe, ma anche nelle campagne di Himeji si allevano bovini di razza wagyū di alta qualità. Diversi ristoranti in città offrono tagli di manzo locali alla griglia o in stile sukiyaki/shabu-shabu. Provare una bistecca di manzo Himeji significa assaporare carne marezzata tenerissima, spesso servita con salse a base di soia agrumata (ponzu) o semplicemente con sale di roccia per esaltarne il gusto naturale. Per un pasto veloce, esiste anche il Himeji katsu-meshi: un piatto casalingo che consiste in riso bianco ricoperto di cotoletta di manzo impanata e affogato sotto abbondante salsa demi-glace. Questo piatto sostanzioso, inventato negli anni ’40, è diventato un classico della zona – l’ideale dopo una giornata di escursioni.
Dolci e sake locali: Himeji è rinomata per la produzione di wagashi (dolci tradizionali). In particolare, essendo legata alla cerimonia del tè, la città vanta ottimi namagashi (dolcetti freschi di pasta di fagiolo e riso) spesso a tema floreale stagionale, che potete acquistare in pasticcerie storiche come Tsuboya da gustare magari durante la visita ai giardini Kōko-en. Quanto al bere, non dimentichiamo che ci troviamo in terra di sake: nei dintorni (zona di Nada fino ad Akō) operano diverse sake brewery centenarie. Assaggiare un bicchierino di sake locale, dal sapore pulito e aromatico grazie all’ottimo riso di Harima, è un ottimo modo per brindare alla giornata trascorsa.
CONSIGLI SULL'ESPLORAZIONE AUTONOMA DI HIMEJI
Se avete del tempo extra a Himeji prima di proseguire la sera verso Osaka, ci sono luoghi meno noti e attività culturali che arricchiranno ulteriormente la vostra visita. Ecco alcuni suggerimenti per scoprire l’autentico territorio di Himeji al di là dei siti più turistici:
Luoghi vicini da scoprire:
Tempio Shoshazan Engyō-ji (書寫山圓教寺) – Arroccato sulla cima boscosa del Monte Shosha, a circa 30 minuti di viaggio dal centro, Engyō-ji è un complesso buddhista vecchio di oltre mille anni, immerso in un’atmosfera mistica. Fondato nel 966 dal monaco Shoku Shonin della setta Tendai, il tempio si articola in diversi edifici storici in legno (sale di meditazione, pagode, alloggi monastici) collegati da sentieri silenziosi tra cedri secolari. Per raggiungerlo si prende un autobus urbano fino alla funivia di Shosha (Shinki Bus n.10 dalla stazione o dal castello) e poi una breve corsa in funivia che regala viste panoramiche sulla città. In cima, preparatevi a camminare: l’area templare è vasta e tutta da esplorare a piedi, ma la fatica è ampiamente ripagata. Da non perdere il Mani-den, imponente sala principale costruita su una scarpata con pilastri di legno, simile per stile al Kiyomizu-dera di Kyoto. E poi il Mitsunō-dō, un trio di grandi edifici dove pare che il tempo si sia fermato: non a caso, Engyō-ji è stato set cinematografico di film come L’ultimo samurai (2003) con Tom Cruise, grazie al suo scenario intatto di Giappone feudale. Qui potrete vivere momenti di pace assoluta, ascoltando solo il canto degli uccelli e il fruscio delle foglie, lontani dal frastuono cittadino. Consiglio: se amate il trekking, potete anche salire o scendere a piedi dal tempio attraverso un sentiero nella foresta (circa un’ora di cammino), immergendovi completamente nella natura. Engyō-ji offre inoltre panorami mozzafiato: dalla terrazza panoramica Miorosso Shosha inaugurata nel 2022 si domina tutta la pianura di Himeji fino al Mare interno, una vista che spazia tra storia e geografia.
Museo di Storia di Hyōgo (Rekihaku) – Situato a due passi dal castello (nella zona nord-est, vicino al parco San-no-maru), questo museo moderno e interattivo è una meta perfetta per approfondire la storia locale.
Ospita una ricca collezione di modellini di castelli (compreso un modello dettagliato di Himeji e delle altre 12 rocche originali rimaste in Giappone), reperti archeologici della provincia di Harima, armi e armature samurai, nonché sezioni dedicate alle arti e ai mestieri tradizionali di Hyōgo. Le esposizioni – con spiegazioni in inglese e talvolta in italiano – vi aiuteranno a contestualizzare ciò che avete visto al castello, mostrando per esempio come si costruiva una torre in legno incastrato o come vivevano i guerrieri nel periodo Edo. Il museo presenta anche mostre temporanee a tema (spesso sulla cultura dei castelli, sui signori feudali o sulla vita quotidiana nel Giappone pre-moderno). Un’altra struttura interessante, se avete interesse per l’arte, è il Museo d’Arte della Città di Himeji, ospitato in un bell’edificio di mattoni rossi (ex arsenale militare) proprio di fronte al castello: la sua collezione spazia dall’arte giapponese nihonga a dipinti occidentali e poster di epoca Meiji-Taishō. Entrambi i musei sono ottime opzioni in caso di tempo incerto o semplicemente per arricchire il viaggio di contenuti culturali.
Giardino Botanico Tegarayama & Parco della Pace – Se avete già visitato Kōko-en e desiderate ancora verde, considerate un salto al Parco Tegarayama, a sud della stazione di Himeji. Su una collina panoramica sorge un grande parco pubblico con un giardino botanico coperto, serre di piante tropicali e roseti, oltre a memoriali come la bianca Pagoda della Pace. Da lassù si gode di un’altra prospettiva sulla città e sul castello in lontananza. Il parco è frequentato dalle famiglie locali ed è un luogo tranquillo per un picnic o una passeggiata.
Esperienze culturali consigliate:
Vestire un kimono e passeggiare in città: A Himeji potete provare l’esperienza di indossare un kimono tradizionale e camminare per il castello e dintorni in abiti d’epoca. Vari servizi di noleggio kimono sono disponibili vicino al castello: vi vestiranno con splendidi kimono di seta (da uomo o da donna), completi di obi (cintura) e accessori, e potrete tenere l’abito per alcune ore. Aggirarsi nei giardini del castello indossando un kimono e magari impugnando un ventaglio vi farà sentire trasportati indietro nel tempo – e naturalmente è un’occasione unica per bellissime foto ricordo con lo sfondo delle torri. Non serve portare nulla: i negozi forniscono tutto l’occorrente, vi aiutano a indossarlo correttamente e spesso offrono anche acconciature tradizionali per le donne. È un modo divertente e coinvolgente di immergersi nella cultura locale, letteralmente vestendo i panni della tradizione. (Consiglio: prenotate in anticipo, soprattutto nei periodi di alta stagione come la fioritura dei ciliegi, perché è un’attività popolare.)
Workshop di calligrafia giapponese (shodō): Per chi ama le arti manuali e vuole portarsi a casa un ricordo davvero personale, Himeji offre la possibilità di partecipare a lezioni introduttive di shodō, la calligrafia artistica con pennello e inchiostro. Ci sono scuole e maestri che organizzano brevi sessioni per stranieri, spesso in inglese, magari proprio nelle vicinanze del castello. In un tipico workshop imparerete a macinare l’inchiostro solido su una pietra con acqua, a impugnare il pesante pennello di peli naturali e a tracciare qualche carattere kanji basilare su carta di riso. Alcuni propongono di scrivere il proprio nome traslitterato in caratteri giapponesi, oppure parole come “samurai” o “amore” in stile artistico. L’istruttore vi guiderà nel gesto fluido ed equilibrato richiesto dalla calligrafia – un’arte che incarna i principi Zen di concentrazione e armonia tra mente e corpo. Alla fine potrete portare via le vostre opere come souvenir (molto più significative di un oggetto comprato!). Un’esperienza simile, a metà tra arte e meditazione, vi farà apprezzare ancora di più le eleganti scritte che avrete visto magari nei pannelli del castello o nei rotoli esposti a Kōko-en.
Cerimonia del tè a Kōko-en: Se non l’avete già fatto durante la visita al giardino, valutate di prendere parte a una cerimonia del tè. Come descritto, è un rito intriso di cultura e filosofia, e Kōko-en offre uno dei contesti migliori per provarlo senza uscire dalla città. Anche senza prenotare un’intera cerimonia formale, potete ordinare un semplice servizio di tè matcha con wagashi presso la casa da tè: vi verrà servito con la giusta etichetta e potrete consumarlo con calma seduti di fronte al giardino.
È un modo più informale ma comunque suggestivo di sperimentare questa usanza e di gustare i sapori raffinati del Giappone (il gusto erbaceo e intenso del matcha bilanciato dalla dolcezza dei pasticcini di fagiolo). Molti visitatori riferiscono che è uno dei momenti più memorabili della loro tappa a Himeji, perché consente di sentire veramente la serenità e la grazia della cultura giapponese dopo tante informazioni storiche assimilate.
Con queste attività extra, la vostra giornata a Himeji può diventare davvero completa: non solo avrete ammirato uno dei castelli più spettacolari del mondo e passeggiato in giardini incantati, ma avrete anche vissuto direttamente alcune tradizioni giapponesi. Dopo Himeji, la sera vi attende il breve trasferimento in treno per Osaka, metropoli vibrante dove la modernità del Giappone vi accoglierà in contrasto con l’atmosfera storica appena respirata. Godetevi il riposo sul treno mentre lasciate alle spalle le candide torri dell’Airone Bianco illuminate dagli ultimi raggi del sole – un’immagine che, ne siamo certi, conserverete a lungo tra i ricordi più cari di questo viaggio. Buon cammino verso Osaka e arrivederci a Himeji, la città dove le pietre narrano leggende e i giardini sussurrano poesie al passato.
Fonti: oltre alla nostra esperienza
WHC UNESCO. “Himeji-jo.” UNESCO World Heritage Centre
Wikipedia (EN). “Himeji Castle.” Storia e architettura del castello
The Kansai Guide. “Harima—A hub of military affairs and trade connecting east and west.” (21 Nov 2021)
Sito Ufficiale Visit Himeji. Approfondimenti su cucina locale e attività culturali
Japan Experience. “Koko-en Garden Himeji: A journey through time and nature.” (07 Sep 2024)
Altre fonti citate in linea nelle sezioni precedenti.











































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