Giorno 1 e 2 | Arrivo a Tokyo
- IoViaggioResponsabile

- 19 nov
- Tempo di lettura: 16 min
Aggiornamento: 2 giorni fa
PROGRAMMA DI VIAGGIO
All’arrivo in aeroporto (Narita o Haneda), accoglienza a cura di un assistente locale e trasferimento in hotel. Raggiungiamo The B Akasaka (7-6-13 Akasaka, Minato City, Tokyo), situato nel cuore del quartiere di Akasaka. Dopo il check-in, è previsto un briefing di benvenuto in italiano con informazioni pratiche sul programma dei giorni successivi, consigli sul cambio valuta, uso di carte Suica/Pasmo per i trasporti e alcune linee guida su usi e costumi locali (es. togliersi le scarpe nei templi, puntualità giapponese, ecc.). In base all’orario di arrivo, valuteremo insieme alcune attività per iniziare a esplorare i dintorni dell’hotel: ad esempio, una passeggiata serale tra le vie di Akasaka oppure verso Roppongi per ammirare la Tokyo notturna, magari fino ai piedi della vicina Tokyo Tower illuminata, icona scintillante dello skyline storico della città. Resto della giornata a disposizione per riposare o scoprire autonomamente il quartiere.
APPROFONDIMENTI
Tokyo accoglie i viaggiatori con due grandi aeroporti internazionali: Narita e Haneda. L’Aeroporto Internazionale di Narita, inaugurato nel 1978, è spesso chiamato la “porta d’ingresso” aerea del Giappone.
Haneda, invece, fu aperto già nel 1931 ed è stato il primo scalo di Tokyo, servendo per decenni sia voli domestici sia i primi collegamenti internazionali. Con l’apertura di Narita, Haneda divenne principalmente un hub interno, per poi tornare ad accogliere numerosi voli intercontinentali dopo l’apertura di un nuovo terminal nel 2010.
Oggi entrambi gli aeroporti sono fra i più trafficati al mondo (Haneda superava i 60 milioni di passeggeri l’anno prima del 2020) e svolgono un ruolo cruciale nei viaggi internazionali da e per il Giappone
L’esperienza tipica di arrivo in Giappone è efficiente e ben organizzata. Dopo l’atterraggio, i visitatori affrontano i controlli di frontiera in modo ordinato: le procedure di immigrazione e dogana scorrono rapide, con personale cortese pronto ad aiutare anche in inglese. “Irasshaimase!” (benvenuti) è uno dei primi saluti che si possono udire, riflesso dell’ospitalità giapponese. Recuperati i bagagli, ci si trova in aerostazioni moderne e funzionali, dove l’accoglienza ai turisti è presa sul serio: uffici informazioni, cartelli bilingui e distributori automatici impeccabili danno un primo assaggio del connubio tra tradizione di cortesia e avanguardia tecnologica tipico del Giappone.
Collegamenti con la città: anche se noi avremo il nostro trasferimento privato (come da documenti/voucher che avrete ricevuto) in genere, appena usciti in area arrivi, Tokyo offre varie opzioni veloci per raggiungere il centro.
Da Narita (che dista circa 60 km), i treni espresso dedicati – come il Narita Express della JR o lo Skyliner – collegano l’aeroporto alle principali stazioni di Tokyo in circa un’ora.In alternativa, bus navetta (Airport Limousine) e taxi sono disponibili, anche se questi ultimi sono costosi per la lunga distanza. L’aeroporto di Haneda, molto più vicino (circa 15-20 km dal centro), è connesso dalla Tokyo Monorail e dalla linea ferroviaria Keikyu: in meno di mezz’ora si arriva in città, godendosi magari la vista della baia di Tokyo dal finestrino della monorotaia. Sin dal primo trasferimento, colpisce la puntualità dei mezzi pubblici giapponesi: treni e metro partono all’orario esatto e le coincidenze sono sincronizzate al minuto. Basti pensare che il ritardo medio dei treni in Giappone è inferiore a un minuto, un’attenzione al rispetto degli orari quasi unica al mondo.
TRASFERIMENTO IN HOTEL E PRIMO BRIEFING
Dopo l’arrivo, il trasferimento verso l’hotel rappresenta la prima immersione nella quotidianità nipponica. Se si arriva con un mezzo privato, allora la cortesia del driver si manifesterà tramite l’aiuto nel caricare le valigie, nell’aprire la porta (quando questa non ha l’apertura automatica) e nel tentativo di avviare delle brevi conversazioni. Se invece utilizzeremo i mezzi pubblici, allora capiremo, da subito, perché la rete di trasporti giapponese è rinomata per la sua efficienza: convogli puliti e climatizzati, annunci chiari e personale pronto ad assistere rendono anche un semplice viaggio in treno un’esperienza piacevole.
Se il vostro alloggio si trova ad esempio nei pressi di Asakusa, potrete aver utilizzato la linea diretta dall’aeroporto (come la Keisei Skyliner fino a Ueno) o la combinazione monorotaia+metro da Haneda, osservando come tutto sia ben organizzato. In Giappone la puntualità non è solo una virtù, ma una forma di rispetto collettivo: i pendolari si affidano ai mezzi pubblici sapendo che raramente faranno tardi, e persino un ritardo di 5 minuti su una linea ferroviaria comporta scuse ufficiali e certificati di ritardo per i passeggeri.
Giunti in hotel, è previsto un primo briefing di orientamento (ne seguiranno poi altri durante il viaggio). Qui la guida (o il capogruppo) dà il benvenuto e fornisce alcune informazioni pratiche essenziali: dettagli sul programma dei giorni successivi, consigli su come cambiare valuta, usare le carte prepagate Suica/Pasmo per i trasporti e indicazioni su usi e costumi locali (ad esempio come ci si comporta nei templi, o l’importanza di togliersi le scarpe entrando in ambienti tradizionali). È anche l’occasione per sciogliere eventuali dubbi dopo il lungo viaggio.
Un tema centrale del briefing sarà l’organizzazione logistica: ci assicureremo di comunicare gli orari e i luoghi di ritrovo dei giorni immediatamente successivi (importanti per essere puntuali per l’inizio delle walking tour che compongono il nostro viaggio, che comunque saranno sempre raggiunte in maniera collettiva), proprio perché in Giappone essere puntuali è fondamentale. Dopo il briefing, con mappe alla mano e qualche aneddoto già condiviso, i viaggiatori sono pronti per cominciare l’esplorazione sul campo.
PRIMO ORIENTAMENTO AD AKASAKA (ROPPONGI, TORANOMON, AZABU, SHIBA)
Il quartiere di Minato sarà la vostra “porta d’ingresso” a Tokyo. A differenza dell’atmosfera calma di Asakusa (dove spesso si alloggia nelle zone più tradizionali), Minato vi accoglie con un volto moderno, internazionale e sofisticato. Ci troviamo a sud-ovest del Palazzo Imperiale, in una delle zone più dinamiche e cosmopolite della capitale. Minato City (in giapponese significa “porto”) è un mosaico di quartieri molto diversi tra loro, dove convivono diplomazia e affari, svago notturno e luoghi sacri, grattacieli avveniristici e angoli di storia. Il risultato è un affascinante contrasto: passeggiando per Minato potrete scorgere, nel raggio di pochi chilometri, scintillanti torri di vetro e acciaio accanto a santuari secolari, e uomini d’affari in completo che si incrociano con monaci in tunica lungo le strade. Questa mescolanza di antico e moderno sarà il filo conduttore del vostro primo impatto con Tokyo.
Minato ha una storia urbana particolare: l’attuale quartiere nacque solo nel 1947, unendo i tre antichi distretti di Akasaka, Azabu e Shiba Ciò significa che eredita sia l’anima popolare dello shitamachi (le vecchie zone mercantili di Edo, l’antica Tokyo) sia quella aristocratica dello yamanote (l’area collinare un tempo riservata ai samurai e all’élite) Ad esempio, la zona di Shinbashi – all’estremità nord-orientale di Minato – era ed è parte del “centro commerciale” tradizionale di Tokyo (qui sorse nel 1872 la prima stazione ferroviaria del Giappone, capolinea della storica linea Tokyo-Yokohama) . In contrasto, quartieri come Akasaka e Azabu rappresentavano il lato signorile di Edo: colline punteggiate da residenze di daimyo (signori feudali) e samurai. Ancora oggi, Minato conserva questa doppia identità: i suoi confini abbracciano sia aree di antica Tokyo popolare, sia distretti di prestigio e potere.
Durante il periodo Edo (1603–1868), gran parte di Minato era occupata da tenute e ville delle famiglie samuraiche al servizio dello shogun. Ad esempio, Akasaka – il cui nome significa “collina rossa” – si sviluppò proprio in quegli anni: lo shogun Tokugawa Ieyasu vi fece stanziarre diversi suoi guerrieri su queste alture strategiche a guardia del lato ovest del castello di Edo La presenza di così tanti samurai attirò presto mercanti e artigiani al loro seguito, creando già allora un vivace polo urbano. Roppongi (letteralmente “sei alberi”) era invece una zona di residenze minori e piccoli templi immersi nel verde collinare Verso la fine dell’era feudale, Azabu divenne sede di alcune comunità straniere: dopo il 1859, con l’apertura del Giappone, qui sorsero alcune delle prime legazioni diplomatiche straniere, complice la disponibilità di ampi terreni dove sorgevano le ex dimore dei daimyo
Con la Restaurazione Meiji (1868) e la trasformazione di Tokyo in capitale imperiale, Minato cambiò volto. Le residenze dei feudatari decaddero e molte furono riconvertite: il nuovo governo assegnò diversi di quei lotti ad uso delle ambasciate straniere, consolidando in zona Azabu-Akasaka un cluster diplomatico senza pari Ancora oggi qui si trovano oltre 80 ambasciate (tra cui quelle di Stati Uniti, Cina, Germania, Francia, Italia, ecc.), più della metà delle quali concentrate proprio nell’area di Azabu Questo conferì al quartiere un’aura internazionale già nell’Ottocento: eleganti palazzi in stile occidentale spuntarono accanto ai templi, e iniziarono a comparire caffè e club per la comunità straniera dell’epoca. Akasaka, nel frattempo, divenne sede di ministeri e caserme militari – il quartiere generale dell’esercito imperiale sorse non lontano, a Roppongi – e soprattutto si evolse in un raffinato distretto del divertimento per l’élite. Già dagli anni post-Restaurazione, Akasaka pullulava di ryōtei (ristoranti tradizionali di lusso) e case da tè: si stima che entro inizio ’900 vi operassero oltre 100 case di geisha, frequentate da politici, alti funzionari e imprenditori facoltosi . Il quartiere divenne così sinonimo di alta cucina e intrattenimento esclusivo – in contrapposizione, ad esempio, allo svago “popolare” di Asakusa. Una curiosità: la geisha Manryū, celebrata come una delle donne più belle del Giappone, fu una star nazionale nei primi del ’900 e proveniva proprio da Akasaka, contribuendo a renderlo famoso in tutto il paese
La Seconda Guerra Mondiale colpì duramente Tokyo e Minato in particolare. Nel devastante bombardamento del 25-26 maggio 1945 – ricordato come il “raid aereo dello Yamanote” – quest’area subì più danni di qualunque altro quartiere: interi isolati di Akasaka, Azabu e Shiba furono inceneriti dalle bombe incendiarie Basti pensare che in quella notte più di 110.000 residenti di Minato rimasero senza casa e migliaia persero la vita. Gli antichi vicoli e molti edifici storici scomparvero nelle fiamme. Eppure, nel dopoguerra, Minato risorse rapidamente dalle ceneri. Durante l’Occupazione Americana (1945-1952), alcune zone – in primis Roppongi – furono requisìte dalle forze statunitensi: proprio qui si insediò parte del comando generale americano (GHQ) e sorsero alloggi per militari. La presenza di soldati stranieri trasformò il tessuto locale: molti ristoranti, bar e club adattarono la loro offerta ai gusti occidentali, e Roppongi divenne un vivace quartiere di ritrovo per gli americani, precluso ai giapponesi durante l’occupazione.Restituito al Giappone nel 1959, Roppongi iniziò ad attirare anche i giovani nipponici affascinati dallo stile di vita occidentale. Negli anni ’60 vi aprirono studi televisivi e locali alla moda frequentati da artisti, musicisti e scrittori – il ristorante italiano Chianti, fondato nel 1960, divenne un salotto culturale dove s’incontravano registi, attori e designer all’avanguardia.. Nei anni ’70, con il boom economico, fiorirono discoteche e night club, consacrando Roppongi a mecca della vita notturna tokyoita assieme a Shinjuku e Shibuya.
Parallelamente, il resto di Minato continuava a evolversi. Shiba, ad esempio, già dagli anni ’50 vide la ricostruzione del suo simbolo: nel 1958 fu eretta la Tokyo Tower, alta 333 metri, destinata a trasmettere i segnali televisivi e a diventare il nuovo monumento simbolo del Giappone rinato dal dopoguerra. Ispirata alla Tour Eiffel (ma più alta di 13 metri) e dipinta di bianco e arancione, la Tokyo Tower rappresentò per i giapponesi l’orgoglio della ricostruzione economica e tecnologica nazionale. Proprio accanto, il parco di Shiba – già area sacra attorno al tempio Zōjō-ji – venne formalmente designato come uno dei primi parchi pubblici del paese già nel 1873. e nel dopoguerra fu restaurato per offrire ai cittadini un’oasi di verde tra i nuovi edifici. Akasaka, dal canto suo, dopo i bombardamenti fu ricostruita in fretta anche grazie alla vicinanza con il nuovo centro politico (il quartiere generale del governo e la Dieta nazionale si trovano subito a nord): le strade vennero ammodernate e il quartiere colse l’occasione per rinnovare la propria immagine, pur conservando l’atmosfera elegante di un tempo. Già negli anni ’60 sorsero i primi hotel di lusso e sedi di multinazionali. Oggi Akasaka mantiene una doppia anima: di giorno quartiere di uffici governativi e sedi aziendali, la sera (soprattutto nelle vie intorno ad Akasaka-Mitsuke e Tameike-Sannō) si anima di ristoranti raffinati, izakaya nascoste in vicoli e qualche storica casa da geisha ancora attiva – retaggio discreto di un passato fatto di lanterne soffuse e note di shamisen.
Negli ultimi decenni, Minato ha confermato la sua vocazione di hub cosmopolita e innovativo. Qui si trovano gli headquarters di colossi giapponesi come Honda, Sony, Fujitsu, SoftBank. ma anche uffici di aziende estere, hotel di catene internazionali, scuole e cliniche frequentate dalla comunità expat (circa il 10% dei residenti di Minato non è giapponese – una percentuale alta per Tokyo. Sul fronte urbano, il quartiere è stato protagonista di progetti avveniristici: nel 2003 l’apertura di Roppongi Hills (un complesso integrato di grattacieli, residenze, museo d’arte, cinema e shopping) ha ridefinito lo skyline e la reputazione di Roppongi, trasformandolo da roccaforte della movida a distretto anche culturale e commerciale. Poco dopo, nel 2007, è sorto Tokyo Midtown a Akasaka/Roppongi, con il suo parco urbano e il Suntory Museum. E più recentemente, nel 2023, è stato inaugurato Azabudai Hills, un’enorme mini-città futuristica sviluppata in 30 anni di progettazione: include tre torri (una delle quali, alta 330 metri, è diventata il nuovo grattacielo più alto del Giappone) e vaste zone pedonali verdi, in un concept di “villaggio urbano” sostenibile che sta già segnando un nuovo capitolo per Tokyo. Minato è dunque un quartiere in continua trasformazione: sapere di alloggiare qui, nel cuore di questa Tokyo in bilico tra tradizione e avanguardia, renderà il vostro soggiorno particolarmente stimolante. Avrete a portata di mano sia i simboli storici della città sia le sue tendenze più nuove.
Un primo punto di riferimento che noterete facilmente è proprio la Tokyo Tower, che con la sua silhouette arancione e bianca svetta a poca distanza dall’hotel. Salire sulla torre (alta 333 m) vi regalerà una vista panoramica spettacolare: in una giornata limpida, specialmente in inverno, si scorge persino il Monte Fuji all’orizzonte. La Tokyo Tower non è solo una torre di trasmissione, ma un vero simbolo di Tokyo dal 1958, anno in cui fu inaugurata per simboleggiare la rinascita e la modernizzazione del Giappone postbellico Al suo interno vi sono negozi, ristoranti e due osservatori (a 150 m e a 250 m di altezza) da cui ammirare la sterminata metropoli ai vostri piedi. Ai suoi piedi, immerso nel verde di Shiba Park, sorge un luogo di tutt’altro sapore ma di grandissima importanza: il tempio Zōjō-ji. Questo tempio buddhista della setta Jōdo fu fondato nel 1393 e dal 1598 divenne il tempio di famiglia del clan Tokugawa, i signori feudali (shōgun) che governarono il Giappone per oltre 250 anni Pensate: sei shōgun Tokugawa sono sepolti qui in eleganti mausolei dietro la sala principale, rendendo Zōjō-ji un sito storico di primo piano Del vasto complesso originario, purtroppo, gran parte andò distrutta durante la guerra; ciononostante, passeggiare nei suoi viali regala ancora scorci incantevoli. L’imponente portale di ingresso in legno vermiglio, il Sangedatsumon (alto 21 metri), risalente al 1622, è miracolosamente scampato alle fiamme ed è oggi l’edificio in legno più antico di Tokyo – un vero tesoro culturale nazionale. Attraversandolo, vi sembrerà di fare un salto indietro di secoli: alle spalle del traffico cittadino si apre un’oasi di pace, con antichi cedri, pagode, statue di Jizō e l’arioso cortile che conduce al Daiden, la grande sala principale ricostruita negli anni ’70. Qui, ogni mattina, i fedeli recitano il nenbutsu (le preghiere alla Buddha Amida) e i monaci officiano cerimonie sotto lo sguardo sereno di una statua lignea del Buddha Amida risalente al XV secolo. Oltre alla rilevanza spirituale, Zōjō-ji offre uno dei colpi d’occhio più iconici di Tokyo: il contrasto tra i tetti curvi del tempio e la Tokyo Tower che svetta proprio accanto crea un’immagine da cartolina imperdibile Non a caso, molti fotografi e persino stilisti (come Atsushi Nakashima, che vi ha sfilato nel 2021) scelgono questo sfondo per celebrare l’incontro tra passato e futuro di Tokyo. Vi consigliamo dunque, magari la sera stessa dell’arrivo o nella prima mattina libera, di fare due passi fino a Zōjō-ji: respirerete un’atmosfera solenne e al tempo stesso potrete scattare foto splendide della torre illuminata che “veglia” sul tempio. Sarà una delle prime emozioni forti del vostro viaggio.
Dall’hotel, molti luoghi d’interesse di Minato sono facilmente raggiungibili anche a piedi o con poche fermate di metro. Akasaka stesso merita una piccola esplorazione: nelle stradine attorno ad Akasaka Sacas (il complesso presso la sede della TBS, la televisione) troverete combinati tradizione e trend contemporanei – ristorantini giapponesi a gestione familiare fianco a fianco con wine bar e bistrot internazionali. Salendo qualche minuto verso nord-est, potete visitare il Santuario Hie (Hie Jinja), importante tempio shinto dedicato alla divinità guardiana di Tokyo: lo riconoscerete per la lunga scalinata coperta da decine di torii rossi (un luogo molto fotogenico!) e perché ospita uno dei tre grandi festival tradizionali di Tokyo, il Sannō Matsuri di giugno, famoso per le sfilate in abiti d’epoca. A est dell’hotel, il quartiere Toranomon (letteralmente “Porta della Tigre”, dal nome di un’antica porta del Castello di Edo qui ubicata) oggi è in pieno sviluppo futuristico: svettano i nuovi grattacieli di Toranomon Hills e Azabudai Hills, ma sopravvivono anche piccole chicche come il santuarietto shinto di Atago (sulla collina più alta di Tokyo) o l’antica torre dell’orologio di NHK dove nel 1925 iniziarono le prime trasmissioni radiofoniche giapponesi. Roppongi, infine, vi aspetta a sud dell’hotel (15-20 minuti a piedi): qui potrete vivere due esperienze molto diverse a seconda dell’orario. Di giorno, Roppongi è meta di amanti dell’arte grazie al Triangolo dell’Arte: nel raggio di poche centinaia di metri trovate il Mori Art Museum (arte contemporanea al 53º piano di Roppongi Hills, con osservatorio panoramico annesso), il National Art Center Tokyo (splendido museo dalle architetture avveniristiche ondulate, con mostre temporanee di livello mondiale) e il Suntory Museum of Art (che conserva arti applicate giapponesi). Di sera, Roppongi si trasforma nel quartiere del divertimento cosmopolita: centinaia di ristoranti, pub, izakaya e discoteche si animano fino a tardi, frequentati sia da giapponesi che da stranieri. È il luogo giusto se vorrete brindare al vostro arrivo con una birra artigianale o provare un locale di tendenza; al tempo stesso, non mancano angolini più tranquilli, come bar jazz nascosti nei seminterrati o izakaya dove assaggiare spiedini di yakitori gomito a gomito con impiegati locali. Azabu-Jūban, adiacente a Roppongi, offre un’atmosfera diversa ancora: il suo pittoresco shotengai (via commerciale) conserva negozi centenari di dolci tradizionali e street food (qui nacque il taiyaki Naniwaya, famoso dolcetto a forma di pesce) accanto a caffetterie alla moda – un mix irresistibile per uno stroll gastronomico serale. Insomma, Minato è un quartiere poliedrico che soddisfa tutti i gusti: qualunque siano le vostre preferenze (cultura, cibo, vita notturna, shopping, relax nei parchi), troverete un pezzo di città che vi affascinerà. E tutto questo a pochi passi dal vostro hotel!
ESPERIENZE GASTRONOMICHE, SOCIALI E RESPONSABILI A MINATO (CONSIGLI PER 2–3 GIORNI)
Nei prossimi giorni avremo modo di approfondire la scoperta di Tokyo, ma già restando nei dintorni di Minato potrete vivere alcune esperienze uniche, anche stagionali, all’insegna della cultura locale e del turismo responsabile. Eccone alcune da non perdere (specialmente in autunno/inverno, periodo del vostro viaggio):
· Luminarie invernali a Roppongi (metà novembre – dicembre): nel periodo natalizio, Minato si accende di luci sfavillanti. In particolare, la tradizionale Midtown Christmas a Roppongi trasforma il giardino di Tokyo Midtown in un mare di oltre 500.000 luci LED che creano scenografie mozzafiato. Passeggiare dopo il tramonto lungo viali illuminati da installazioni artistiche – ad esempio le luci blu e oro di Keyakizaka Street con Tokyo Tower sullo sfondo – è un’esperienza magica. Non mancano una pista di pattinaggio sul ghiaccio all’aperto e perfino un mercatino di Natale in stile europeo, dove sorseggiare vin brulé e acquistare addobbi artigianali. Le luminarie di Roppongi, attive generalmente da metà novembre a Natale (17:00-23:00), sono gratuite e facilmente accessibili a piedi dall’hotel. Ricordate di vestirvi caldi e godetevi l’atmosfera romantica in compagnia di famiglie e coppiette del posto!
· Festival dei 47 Rōnin a Sengaku-ji (14 dicembre): se vi trovate a Tokyo a metà dicembre, potrete assistere a una ricorrenza dal sapore storico-samurai. Presso il tempio Sengaku-ji (nel quartiere Takanawa di Minato) ogni anno il 14 dicembre si svolge l’Akō Gishisai, la commemorazione dei 47 rōnin, protagonisti di una leggendaria vicenda di lealtà e vendetta nel 1702. In questa data, il tempio – dove i 47 samurai senza padrone sono sepolti – ospita cerimonie e una pittoresca processione in costume: nel pomeriggio un gruppo di uomini in abiti tradizionali parte dal tempio Zōjō-ji e sfila fino a Sengaku-ji, rievocando l’arrivo dei rōnin che riportarono la testa del traditore Kira al cospetto della tomba del loro signore. È emozionante vedere i figuranti portare un finto trofeo (la testa di Kira) e rendere omaggio sulle tombe, il tutto accompagnato da tamburi e canti. Attorno ci sono bancarelle di cibo di strada, dolci tipici e souvenir legati alla storia. Potrete unirvi ai tanti visitatori che accendono incenso sulle tombe dei samurai e respirare un’atmosfera solenne ma festosa allo stesso tempo.. Questo evento, gratuito, vi darà un assaggio delle tradizioni giapponesi invernali ed è un ottimo esempio di turismo culturale responsabile (si sostiene il tempio con piccole offerte e si impara il valore della storia locale).
· Momijigari nei parchi di Minato (novembre): la pratica del momijigari – “caccia” alle foglie d’autunno – è amatissima in Giappone. Anche a Tokyo non mancano luoghi dove ammirare il foliage autunnale, e Minato ne vanta alcuni incantevoli. Se viaggiate a novembre, programmate una passeggiata al Arisugawa-no-miya Memorial Park (vicino a Hiroo, zona Minami-Azabu): questo parco collinare, con stagno, cascatelle e boschetti di aceri e ginkgo, si infiamma di colori tra metà novembre e inizio dicembre. I sentieri coperti di foglie rossastre e dorate offrono scorci fotografici stupendi – un contrasto poetico con i moderni edifici circostanti. Anche Shiba Park presenta molti alberi di ginkgo e zelkova che ingialliscono in autunno, regalando scenografie suggestive attorno alla Tokyo Tower (uno scenario molto popolare tra i fotografi). Praticare momijigari è un modo dolce e sostenibile di vivere la città: ci si immerge nella natura urbana, si rispettano i tempi lenti delle stagioni e magari – perché no – si può raccogliere qualche foglia come ricordo (senza però danneggiare le piante).
· Mercato contadino di Ark Hills (tutto l’anno, sabato): per un’esperienza locale autentica, consigliamo di visitare il Farmer’s Market di Ark Hills ad Akasaka, che si tiene ogni sabato mattina a pochi passi dall’hotel. In quello che è stato il primo quartiere degli affari di Tokyo (Ark Hills fu inaugurato negli anni ’80), la piazzetta denominata Karajan Plaza si trasforma nel weekend in un vivace mercato all’aperto con bancarelle di agricoltori e artigiani delle regioni vicine. Troverete frutta e verdura di stagione freschissime a prezzi ottimi, formaggi locali, miele, marmellate biologiche e persino piccoli stand con cibi pronti regionali. È il posto giusto per acquistare qualche prodotto a Km 0 (magari della frutta locale da assaggiare durante la giornata) e vedere da vicino come i tokyoti supportano i produttori rurali. L’atmosfera è rilassata e internazionale: gli espositori sono abituati a clienti stranieri, molti parlano qualche parola d’inglese o si fanno capire a gesti con grande simpatia. Questo mercato è un esempio di turismo responsabile perché incoraggia l’economia locale e riduce l’impatto ambientale (meno imballaggi industriali, filiera corta). Fare colazione qui con una spremuta fresca o un dolcetto artigianale, seduti su una panchina tra gli altri avventori del quartiere, vi farà sentire parte della vita quotidiana di Minato.
· Gastronomia locale e internazionale: Minato è un paradiso per i foodies, offrendo esperienze culinarie per tutti i gusti. Una sera potrete cenare in un izakaya tradizionale nascosto nei vicoli di Akasaka (assaggiando ad esempio oden fumante – tipica zuppa invernale di verdure e tofu in brodo – o gustosi soba noodle in brodo caldo, perfetti contro il freddo), un’altra potrete provare uno dei ristoranti di sushi o tempura più rinomati (in zona Roppongi e Akasaka ce ne sono diversi anche stellati Michelin). La particolarità di Minato è anche la forte presenza internazionale: se vi va una serata diversa, troverete autentici ristoranti indiani, italiani, francesi, mediorientali… frutto della comunità di expat che vive qui. Per un’esperienza sociale divertente, potreste unirvi ai salarymen (impiegati) giapponesi per un dopolavoro a Shinbashi: nell’area sotto i binari della JR (Yurakuchō e Shinbashi) ci sono decine di minuscoli bar e tavole calde dove la sera la gente del posto si riversa per birra, spiedini e chiacchiere informali. Entrare in uno di questi locali alla mano, magari in piedi al bancone con in mano un calice di sakè caldo, è un ottimo modo per interagire con i locali (spesso qualche giapponese curioso attaccherà bottone, anche solo con gesti e sorrisi) e per sentirvi ancor più immersi nella cultura quotidiana giapponese.
In sintesi, il quartiere di Minato – che vi ospita in questo inizio di avventura – vi offre già un assaggio a 360° del Giappone contemporaneo, con tutte le sue sfaccettature. Dalla storia secolare dei suoi templi e festival tradizionali, alla modernità folgorante delle sue architetture e illuminazioni, passando per esperienze gastronomiche, artistiche e di vita locale, ogni angolo di Minato saprà regalarvi scoperte memorabili. Siamo certi che questo primo orientamento a Tokyo, in una zona così ricca di spunti, vi aiuterà a superare con entusiasmo il “jet lag” e vi farà innamorare da subito della città. Pronti a esplorare? Nei prossimi giorni approfondiremo ancora di più la conoscenza di Tokyo, ma già da stasera potrete dire di aver iniziato a viverla pienamente – yōkoso, benvenuti! 🚀🗼🍣
Fonti: Tokyo Convention & Visitors Bureau; Nippon.com (Guide to Japan); Japan Guide; Archivio storico Minato City; WAttention Japan; Maction Planet (Tokyo); Tokyo Metropolitan Government. en.wikipedia.orgtokyo-realestate.jpwattention.commactionplanet.com (e varie)











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