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Giorno 8 | Kyoto > Nara > Kyoto


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PROGRAMMA DI VIAGGIO

Il parco di Nara, i cervi messaggeri e l'imponente Buddah Daibutsu del Tōdai-ji | Treni Veloci e bus per 1 ora ca - 40 km. Colazione in hotel e ad ora opportuna partenza, in treno, verso Nara, luogo ove sorge uno dei più importanti Templi Buddhisti dell'intero Giappone.  La città di Nara, situata a sud di Kyoto, fu la prima capitale permanente del Giappone, istituita nel 710 d.C. durante il periodo Nara (710-794). Questo periodo fu estremamente significativo nello sviluppo del Paese, poiché vide l’arrivo del Buddhismo dalla Cina e dalla Corea, nonché la formazione di istituzioni politiche e culturali stabili. L’influenza del Buddhismo, combinata con le tradizioni shintoiste già presenti, ha fortemente plasmato l’identità culturale di Nara, lasciando in eredità un patrimonio di templi, santuari e monumenti che oggi sono Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Inizieremo la nostra visita attraversando il Parco di Nara (Nara Kōen) fondato nel 1880, un’ampia area verde che si estende per oltre 500 ettari ed ospita numerosi siti di interesse storico e culturale, fra cui alcuni dei templi e santuari più famosi del Giappone. Il Parco è rinomato soprattutto per la presenza dei cervi Sika (chiamati localmente shika), considerati messaggeri divini nella tradizione shintoista. Questi cervi, protetti da secoli, vagano liberamente per il parco, interagendo con i visitatori che possono offrire loro dei cracker appositamente venduti sul posto. Il rapporto tra uomo e cervo, qui, rappresenta un simbolo di armonia con la natura e di rispetto per tutte le forme di vita. A seguire raggiungeremo il Tempio buddhista Tōdai-ji uno dei tpiù celebri del Giappone: il Tōdai-ji (東大寺), letteralmente “Tempio del Grande Oriente” fu fondato nel 752 d.C. dall’Imperatore Shōmu, il Tōdai-ji con l’intento di consolidare il Buddhismo come religione di stato e promuovere l’unità spirituale dell’intero Paese. L’edificio più famoso del complesso è la Daibutsuden (Grande Sala del Buddha), che, nella sua ricostruzione attuale del XVII secolo - pur essendo leggermente più piccola dell’originale - è tra le più grandi strutture in legno del mondo. Al suo interno si trova il Grande Buddha (Daibutsu), una colossale statua in bronzo alta circa 15 metri, raffigurante il Vairocana Buddha, simbolo dell’illuminazione universale. Sulla strada del ritorno effettueremo l'ultima visita della giornata, all'iconico Tempio del Fushimi-Inari, con le sue migliaia di Torii che conducono su un sentiero shintoista sacro. Al termine delle visite rientro in treno a Kyoto. Cena e Serata libere. Il nostro hotel per questa giornata: MERCURE KYOTO STATION HOTEL


APPROFONDIMENTI

Introduzione storica: Nara, la prima capitale imperiale (710-794 d.C.)

Nel 710 d.C. l’Imperatrice Genmei trasferì la corte a Heijō-kyō, l’odierna Nara, facendo di essa la prima capitale permanente del Giappone. Nacque così il periodo Nara (710–794), un’epoca di straordinario fermento politico e culturale. La nuova città fu pianificata sul modello cinese della capitale Tang, Chang’an, con un impianto a scacchiera di vie rette e ampi viali cerimoniali. La classe dirigente giapponese ammirava profondamente la civiltà cinese e ne adottò molti elementi: il sistema di scrittura kanji, la moda di corte e soprattutto il Buddhismo, giunto in Giappone nei secoli precedenti attraverso la Corea e la Cina, trovò pieno appoggio governativo in questo periodo. 

Fu proprio a Nara che il Buddhismo divenne parte integrante dello Stato: l’Imperatore Shōmu (724–749), fervente devoto, promosse il culto buddhista come strumento di unità e “protezione del paese”. Sotto il suo patrocinio sorsero templi maestosi e vennero eretti monumenti senza precedenti.

L’imperatore fece costruire il Tōdai-ji (“Grande Tempio Orientale”), destinato a ospitare un’enorme statua dorata del Vairocana Buddha (in giapponese Dainichi Nyorai), simbolo cosmico di illuminazione universale. La fusione di tale statua – un colosso di bronzo alto circa 16 metri – fu completata nel 752 d.C., e venne rivestita d’oro per esaltarne la sacralità. Questo Buddha gigante fu persino associato alla dea del Sole shintoista, Amaterasu, a suggello di un inedito sincretismo tra fede buddhista e culto shinto imperiale.

Nara conobbe così uno splendore cosmopolita: la corte imperiale compilò le prime cronache scritte del Giappone (il Kojiki nel 712 e il Nihon Shoki nel 720) e fiorirono le arti figurative ispirate ai modelli continentali.

 Per circa settant’anni Nara fu il fulcro della civiltà giapponese, fino a quando nel 794 la capitale venne trasferita a Heian-kyō (Kyoto), segnando la fine di un’era ma lasciando in eredità monumenti e tradizioni di immenso valore storico e spirituale.


 

IL PARCO DI NARA E I SUOI CERVI MESSAGGERI DEGLI DEI

Il nostro ottavo giorno inizia con un’escursione nel Parco di Nara (Nara Kōen), vasto polmone verde ai piedi del Monte Wakakusa. Istituito nel 1880, è uno dei parchi più antichi del Giappone e si estende per oltre 500 ettari.

Qui la natura, la storia e il mito si fondono in un panorama incantevole: prati ombreggiati da pini e ciliegi, laghetti tranquilli e viali punteggiati da antiche lanterne di pietra conducono a templi e santuari millenari. Ma soprattutto, il parco è famoso per i suoi abitanti più simpatici e venerati: oltre 1200 cervi del tipo sika girano liberamente in quest’area, amati dai visitatori e protetti come “tesoro nazionale” dal governo giapponese.

Questi cervi di Nara non sono animali comuni, bensì rappresentano una parte vivente della tradizione locale. Secondo un’antica leggenda, nel periodo Nara la divinità shintoista Takemikazuchi-no-Mikoto discese dal santuario di Kashima (nella lontana provincia di Hitachi) in groppa a un cervo bianco fino al Monte Mikasa, proprio accanto a Nara.

Da quel momento i cervi furono considerati messaggeri sacri degli dèi del vicino Santuario Kasuga Taisha, incarnazioni viventi dei kami protettori della città.

 Per secoli questi animali hanno goduto di protezione assoluta: in epoca feudale uccidere un cervo sacro era un crimine punibile con la morte (l’ultimo caso documentato risale al 1637).

Ancora oggi, sebbene dopo la Seconda Guerra Mondiale il loro status divino sia stato formalmente declassato, i cervi di Nara restano un simbolo della città e sono tutelati come Monumento Naturale Nazionale.

Passeggiando per i vialetti del parco, non tarderemo a fare amicizia con questi docili cervi dal manto maculato. Presso alcuni chioschi è possibile acquistare gli appositi shika-senbei, cracker di riso non salati pensati per nutrirli senza nuocere alla loro salute.

 Esiste persino un affascinante “rito” di interazione: se il visitatore si inchina in segno di saluto e rispetto, spesso il cervo ricambierà con un grazioso inchino prima di ricevere il biscotto dalle vostre mani.

Questo comportamento, frutto di un tacito addestramento secolare, rende l’incontro davvero unico e memorabile. È importante tuttavia approcciarsi con gentilezza e cautela: i cervi di Nara sono abituati alla presenza umana e generalmente mansueti, ma restano pur sempre animali selvatici. Occorre offrire loro i cracker con tranquillità, evitando movimenti bruschi o cibo inadatto (non date loro cibo umano, che potrebbe farli star male).

Se circondati da molti cervi golosi, mantenete la calma: alcuni possono diventare insistenti, tirandovi col muso o mordicchiando gli abiti alla ricerca di leccornie – un’esperienza buffa ma che invita a non provocare troppo la loro ingordigia!

Il Parco di Nara offre molto più che la compagnia dei cervi. Al suo interno e nei dintorni sorgono siti di immenso interesse culturale: a poca distanza si staglia la pagoda a cinque piani di Kōfuku-ji, antico tempio della potente famiglia Fujiwara, che con i suoi slanci architettonici medievali domina lo skyline verde del parco. 

Nel cuore del bosco sacro, avvolto da un’aura mistica, si trova il Santuario Kasuga Taisha – dalle vivaci strutture vermiglie – famoso per le migliaia di lanterne di bronzo e di pietra donate dai fedeli. Camminando lungo il sentiero verso Kasuga, sembra di entrare in una fiaba: i cervi occhieggiano tra i tronchi muschiosi e centinaia di lanterne votive fiancheggiano la via, pronte a illuminarsi durante le feste tradizionali. Nei pressi, il Museo Nazionale di Nara merita una visita per la sua straordinaria collezione di arte buddhista: vi sono custodite statue, dipinti sacri e tesori provenienti dai templi locali (ogni autunno, durante la mostra Shōsō-in, vengono esposti anche rarissimi oggetti del VIII secolo appartenuti alla corte imperiale). Il parco stesso riserva angoli pittoreschi, come lo stagno Sarusawa con il suo romantico gazebo galleggiante (Ukimi-dō), e offre scorci incantevoli in ogni stagione – dai ciliegi rosa in primavera, alle foglie rosse d’acero in autunno. Con il loro mix di natura e spiritualità, queste terre sacre di Nara avvolgono il visitatore in un’atmosfera di pace senza tempo.


IL TEMPIO DEL TŌDAI-JI E LA GRANDE SALA DEL BUDDHA

Dalla distesa verde del parco, un lungo viale conduce a uno dei templi più celebri del Giappone: il Tōdai-ji. All’ingresso ci accoglie la maestosa porta Nandaimon, sorvegliata da due colossali statue di guardiani Nio dagli sguardi feroci (simboli della nascita e della morte, bocca aperta e chiusa) che proteggono il recinto sacro. Oltre la soglia appare in tutta la sua imponenza la Daibutsuden, la “Sala del Grande Buddha”, cuore del Tōdai-ji. 

Questo edificio sensazionale, realizzato interamente in legno, possiede cifre da record: l’attuale struttura – ricostruita nel 1709 in epoca Edo – misura circa 57 metri di lunghezza, 50 metri di larghezza e quasi 49 metri d’altezza, risultando ancora oggi l’edificio in legno più grande al mondo. E pensare che la costruzione originaria del VIII secolo era perfino più vasta (di circa un 30%): occupava un’ampiezza di 11 campate contro le 7 attuali e faceva parte di un complesso templare ancora più grandioso. A quei tempi, ai lati della Sala principale svettavano due pagode gemelle alte oltre 100 metri – le seconde strutture più alte al mondo dopo le piramidi egizie – che purtroppo andarono distrutte a causa di un terremoto nei secoli successivi. Tali vicissitudini, insieme agli incendi occorsi nel 1180 (durante una guerra civile) e nel 1567, resero necessarie più ricostruzioni; eppure, nonostante le perdite e rifacimenti, il Tōdai-ji conserva intatta la sua aura di meraviglia architettonica e spirituale attraverso i millenni.



Entrando nella Daibutsuden, il fiato rimane sospeso dinanzi allo splendore del Daibutsu – il Grande Buddha di Nara. La statua bronzea, seduta in serena meditazione, domina la sala elevandosi per circa 15 metri d’altezza e pesando oltre 250 tonnellate. Si tratta della più grande statua di Buddha in bronzo del mondo. forgiata con una quantità impressionante di metallo: secondo le cronache furono impiegate quasi 500 tonnellate di rame e grandi quantità di stagno, piombo, mercurio e oro per la doratura. La sua realizzazione fu un’opera immane voluta dall’imperatore Shōmu come atto di fede e di governo: unire l’intero popolo nello sforzo comune di erigere un Buddha maestoso che proteggesse la nazione. L’impresa sfiorò la bancarotta delle casse statali – venne utilizzata la quasi totalità del bronzo disponibile nell’arcipelago – e richiese l’aiuto di artigiani da ogni provincia e persino dell’estero. Alla cerimonia di consacrazione della statua, nel 752, parteciparono emissari da tutta l’Asia: il monaco Bodhisena, giunto appositamente dall’India, dipinse cerimonialmente gli occhi del Buddha per “infondergli lo spirito”, sotto lo sguardo commosso dell’Imperatore Shōmu e di migliaia di fedeli accorsi per l’evento. Possiamo immaginare la suggestione di quel momento: lampade a olio e incenso ardevano nella penombra della sala colossale, mentre veniva dato “vita” a questo Buddha gigante destinato a diventare simbolo di pace e prosperità per il Giappone.


La figura rappresentata è Vairocana, il Buddha cosmico della luce infinita, considerato dalla scuola buddhista Kegon come la sorgente di tutta la verità. Il Grande Buddha di Nara è infatti iconograficamente Dainichi Nyorai, signore dell’Universo, e siede a gambe incrociate sul fiore di loto con un’espressione benevola. Le sue posizioni delle mani (mudra) comunicano un profondo messaggio spirituale: la mano destra è sollevata all’altezza del petto con il palmo rivolto in avanti (gesto abhaya mudra), a simboleggiare protezione e rassicurazione – “non abbiate paura” – offrendo conforto a tutti gli esseri; la mano sinistra è invece poggiata sul ginocchio con il palmo aperto verso l’esterno (varada mudra), in segno di carità e concessione di voti, a indicare la volontà di elargire benedizioni e ascoltare le preghiere più profonde dei devoti. Questi gesti uniti esprimono la compassione infinita del Buddha verso il mondo, un messaggio che attraversa i secoli dal cuore silenzioso della grande statua.

Mentre contempliamo il colosso, notiamo sulle pareti circostanti e nel soffitto le ombre danzanti delle fiammelle votive, che esaltano la monumentalità dell’ambiente. Attorno al Daibutsu si trovano altri pregevoli reperti: statue di divinità guardiane, offerte votive e, all’ingresso della sala, un enorme lanterno ottagonale in bronzo dell’VIII secolo, finemente cesellato con motivi di cervi e fiori di loto, che si dice provenga dall’apertura originale del tempio. Uno sguardo curioso va poi alle possenti colonne che sostengono la copertura: una di esse, sul lato posteriore, presenta alla base un foro perfettamente circolare. La leggenda vuole che questa apertura abbia il diametro delle narici del Daibutsu, e si racconta che chi riuscirà a strisciare attraverso di essa sarà ricompensato con l’illuminazione nella prossima vita. Non stupisce vedere, di tanto in tanto, bambini divertiti attraversare agilmente il foro tra le risate generali, mentre gli adulti più audaci tentano (talvolta restando incastrati per qualche attimo!) di emulare l’impresa nella speranza di una benedizione futuribile.



Il Tōdai-ji non è soltanto un prodigio artistico, ma è stato per secoli un importante centro spirituale e politico. Fondato ufficialmente nel 752 come tempio capo della scuola buddhista Kegon, divenne il fulcro di una rete di templi provinciali sparsi in tutto il Giappone. Già nel 741 l’Imperatore Shōmu aveva emesso un editto ordinando la costruzione di un tempio buddhista per ogni provincia dell’impero, con l’intento di unificare e proteggere il paese attraverso la fede. Il Tōdai-ji – inizialmente chiamato Kinshōsen-ji – fu designato Tempio Provinciale della provincia di Yamato (l’antica regione di Nara) nonché capo di tutti i templi provinciali del paese.

 Ciò significava che qui si conducevano cerimonie di stato, preghiere ufficiali per la pace e la buona salute dell’Imperatore e del popolo, e qui convergeva la formazione dei monaci delle province. In sostanza, il Tōdai-ji era il centro del Buddhismo di Stato dell’epoca Nara. Ancora oggi il tempio mantiene un ruolo di primo piano: è la sede principale della scuola Kegon e custodisce un patrimonio storico-culturale di valore inestimabile, riconosciuto dall’UNESCO come parte dei “Monumenti Storici dell’Antica Nara”. Uscendo dalla Grande Sala, con il saluto imponente del Daibutsu ancora negli occhi, si può salire qualche gradino verso la terrazza panoramica del Nigatsu-dō (il “Padiglione del Secondo mese”, annesso al Tōdai-ji): da qui la vista spazia sui tetti del tempio e sul verde di Nara, in un silenzio rotto solo dal richiamo lontano di un cervo – un momento perfetto per respirare la spiritualità intrisa in questi luoghi.



TRADIZIONI, FOLKLORE E SINCRETISMO RELIGIOSO A NARA

La ricchezza culturale di Nara non risiede solo nei monumenti, ma anche nelle tradizioni e nel folklore che li avvolgono, frutto della fusione unica tra Buddhismo e Shintoismo

In epoca Nara, le due grandi fedi del Giappone iniziarono un lungo cammino di integrazione chiamato shinbutsu-shūgō: i kami shintoisti vennero interpretati come protettori o manifestazioni locali dei Buddha, e i templi spesso ospitavano piccoli santuari shinto al loro interno. Un esempio notevole di questo sincretismo lo troviamo proprio al Tōdai-ji, dove fu eretto un piccolo santuario dedicato a Hachiman, dio shintoista della guerra, venerato come divinità tutelare del tempio buddhista. Si narra che l’Imperatore Shōmu, durante la costruzione del Grande Buddha, invocò l’aiuto di Hachiman come kami protettore del progetto; in segno di ringraziamento, Hachiman venne elevato al rango di “Grande Bodhisattva” e un suo altare fu posto entro i confini del Tōdai-ji.

Allo stesso modo, il Santuario Kasuga (dedicato ai kami ancestrali dei Fujiwara) sorse a poca distanza dal tempio Kōfuku-ji dei Fujiwara stessi: tempio e santuario crebbero affiancati e armonizzati, tanto che per secoli le processioni sacre di Kasuga attraversavano i cortili di Kōfuku-ji e le statue buddhiste venivano portate in visita al santuario, a suggello di una devozione congiunta. Questo intreccio di fedi ha caratterizzato profondamente la spiritualità di Nara: ancora oggi, durante certi festival, può capitare di vedere monaci buddhisti partecipare a cerimonie shintoiste e viceversa, testimonianza vivente della fusione identitaria tra le due tradizioni.


Nara è anche patria di alcune delle più antiche feste rituali del Giappone, eventi che uniscono la dimensione religiosa al folklore popolare. Tra febbraio e marzo, per esempio, si svolge al Nigatsu-dō del Tōdai-ji la spettacolare cerimonia dell’Omizutori (letteralmente “estrazione dell’acqua”), parte del rito di purificazione chiamato Shuni-e. Ogni sera fra l’1 e il 14 marzo, dopo il tramonto, gigantesche torce di pino vengono accese e fatte ardere sul balcone del padiglione: i monaci le brandiscono disegnando cerchi di fuoco nel buio, mentre una pioggia di scintille cade sulla folla sottostante. Si crede che quelle scintille di fuoco portino buona fortuna e purificazione; il culmine avviene la notte del 12 marzo, quando, al rintocco solenne delle campane, l’acqua sacra viene attinta dal pozzo miracoloso sotto il Nigatsu-dō, a simboleggiare il rinnovamento spirituale. Questa tradizione risale al 752 ed è rimasta praticamente immutata per oltre 1270 anni, facendone uno dei festival buddhisti più antichi del paese.

All’inizio di ogni anno, a gennaio, un’altra antica usanza illumina i cieli di Nara: il Wakakusa Yamayaki, la cerimonia della “bruciatura dell’erba” sul Monte Wakakusa. In una sera di metà inverno, i sacerdoti di Kasuga Taisha, Tōdai-ji e Kōfuku-ji si riuniscono ai piedi della collina e, dopo un rituale, appiccano il fuoco alla vegetazione secca della montagna. Le fiamme divampano rapidamente ricoprendo il pendio di un bagliore arancione visibile da tutta la città, accompagnate dallo scoppiettio dei fuochi d’artificio. Le origini di questo rito non sono del tutto certe: c’è chi lo fa risalire a un antico conflitto di confini tra i templi, sedato bruciando simbolicamente il territorio conteso, e chi lo collega a un rituale per scacciare gli spiriti maligni e augurare un buon raccolto. In ogni caso, il risultato odierno è uno spettacolo impressionante, che attira migliaia di spettatori infreddoliti e affascinati da quella collina fiammeggiante nelle tenebre di gennaio.

Anche i cervi di Nara hanno la loro festa! Ogni autunno, tipicamente in ottobre, si tiene il Shika no Tsunokiri, la tradizionale cerimonia del “taglio dei palchi” dei cervi maschi. Questa usanza risale al periodo Edo e nacque per proteggere abitanti e animali stessi durante la stagione degli amori, quando i cervi diventano più irruenti. Nel corso dell’evento, i cervi maschi adulti – ornati dai loro maestosi palchi – vengono radunati nel recinto del Rokuen (un’area del parco) da esperti sebatori in costumi tradizionali. Al suono di tamburi e tra gli incitamenti del pubblico, i cervi vengono brevemente immobilizzati e i sacerdoti di Kasuga, con un segno di preghiera, segano con cura le corna ormai dure. Queste ricresceranno l’anno seguente, ma intanto il cervo, privato delle sue “armi”, tornerà mansueto. La cerimonia, condotta con grande rispetto per l’animale (che non subisce danno, poiché i palchi sono tessuto osseo morto, simile alle unghie umane), è diventata un appuntamento folkloristico molto amato: in pochi minuti i severi tagliatori compiono l’operazione e poi mostrano al pubblico i palchi recisi come trofei rituali, tra applausi e rituali di ringraziamento al kami protettore dei cervi. È un evento che unisce necessità pratica e devozione, e che ci ricorda ancora una volta quanto profondamente i cervi siano intrecciati con la vita spirituale di Nara.



Numerosi sono anche i festival legati al Santuario Kasuga Taisha. Due volte l’anno, durante il Mantōrō (la “Festa delle 10.000 lanterne”) in febbraio e ad agosto, tutte le lanterne di bronzo appese ai cornicioni del santuario e le centinaia di lanterne di pietra lungo i viali vengono accese simultaneamente al calar della sera. Immaginatevi il porticato vermiglio di Kasuga immerso in una penombra dorata, con migliaia di fiammelle tremolanti che danzano nel buio del bosco sacro: l’effetto è di una bellezza mistica indescrivibile. Un festival più moderno ma ormai celebre è il Nara Tōkae: ogni sera, per una settimana ad agosto, i prati e i laghetti del Parco di Nara si riempiono di migliaia di lumi posti a mano in bicchieri di vetro. I visitatori passeggiano tra disegni di luce e percorsi illuminati, mentre cervi curiosi attraversano placidamente i prati punteggiati di piccole stelle terrestri – un’atmosfera davvero magica. Queste manifestazioni, insieme a mercatini, parate in costume d’epoca e spettacoli di arte tradizionale, arricchiscono l’esperienza di Nara in ogni stagione, mostrando un volto vivo e partecipato della sua eredità culturale.

Infine, vale la pena ricordare qualche curiosità storica legata a Nara. Si dice, ad esempio, che l’intero complesso templare del Tōdai-ji fosse così importante che godette per lungo tempo di immunità e privilegi speciali: possedeva vasti domini esentasse in varie province ed esercitava grande influenza politica. Questa potenza destò a un certo punto preoccupazione nella corte imperiale, tanto che nell’anno 784 l’Imperatore Kanmu decise di allontanarsi dall’ombra dei templi di Nara trasferendo la capitale prima a Nagaoka e poi a Heian (Kyoto). Un altro aneddoto riguarda l’arte: una delle statue più famose custodite a Nara, il Buddha Millebraccia (Senju Kannon) del tempio Kōfuku-ji, è in realtà legata alla leggenda di un miracolo. Si racconta che durante un incendio nel XII secolo la statua, in legno, anziché bruciare sprigionò acqua dalle sue mani spegnendo le fiamme, salvandosi così dalla distruzione. Che sia storia o mito, questi racconti aggiungono fascino alla già ricchissima esperienza di visita.



CONSIGLI PER L'ESPLORAZIONE AUTONOMA DI NARA

Dopo aver seguito l’itinerario guidato da Kyoto a Nara e ritorno in giornata, potreste desiderare di tornare con più calma per esplorare in autonomia le meraviglie di questa antica capitale. Ecco alcuni suggerimenti e luoghi imperdibili se disponete di tempo extra:

  • Altri templi e santuari storici: Oltre al Tōdai-ji, Nara ospita numerosi complessi religiosi di grande rilievo. Il già menzionato Kōfuku-ji, a due passi dalla stazione Kintetsu Nara, fu il tempio della famiglia Fujiwara: visitatelo per ammirare la sua elegante pagoda a cinque piani (alta 50 metri, seconda solo a quella di Kyoto) e il Tesoro Nazionale che custodisce capolavori scultorei dell’arte buddhista antica, come la celebre statua in bronzo dell’Ashura dalle sei braccia e tre volti. Spostandovi leggermente fuori dal parco, a circa 15 minuti di autobus, potreste raggiungere il Tempio Shin-Yakushi-ji, fondato dalla Imperatrice Kōmyō, con le sue suggestive statue di 12 guerrieri celesti disposte in cerchio attorno al Buddha guaritore Yakushi. Oppure, a ovest della città (breve tragitto in treno), si trovano due gioielli del periodo Nara: Yakushi-ji e Tōshōdai-ji

  • Yakushi-ji colpisce per la simmetria perfetta delle sue due pagode gemelle e per l’aura spirituale della sala del Buddha della Medicina; Tōshōdai-ji, fondato dal monaco cinese Jianzhen (Ganjin), conserva raffinati edifici in legno originali dell’VIII secolo e un’atmosfera di pace monastica fuori dal tempo. Questi ultimi due siti, un po’ più distanti dal centro, sono anch’essi Patrimonio UNESCO e meritano una visita se siete appassionati di storia e arte buddhista.

  • Il Santuario Kasuga Taisha: Nessuna esplorazione di Nara è completa senza una visita a Kasuga Taisha, il santuario shinto più importante della città. Fondato nel 768 d.C. dalla famiglia Fujiwara, Kasuga è immerso nella foresta primitiva di Kasugayama (anch’essa sito UNESCO) e si raggiunge tramite un poetico sentiero fiancheggiato da oltre 2000 lanterne in pietra, ricoperte di muschio. Avvicinandovi al santuario, vedrete i cervi sacri riposare all’ombra degli alberi e potrete scorgere, oltre il torii d’accesso, i padiglioni dipinti di un vivace colore arancione cinabro. All’interno, altre centinaia di lanterne di bronzo pendono dai cornicioni: se capitate durante il Mantōrō (febbraio o agosto), li troverete tutti accesi al crepuscolo in uno spettacolo indimenticabile. Kasuga Taisha è dedicato a quattro divinità tutelari, tra cui Takemikazuchi (giunto su cervo bianco, come da leggenda) e ogni primavera vi si celebra il Kasuga Matsuri, con danze sacre e antiche processioni in costume. Da notare, nei pressi del santuario, anche il Museo Kasuga Taisha che espone splendidi cimeli: spade, specchi sacri, tamburi e alcune lanterne secolari utilizzate nelle cerimonie.

  • Musei e giardini tradizionali: Per chi ama l’arte e la natura, Nara offre piccole oasi di bellezza. Oltre al Museo Nazionale già citato (imperdibile per gli appassionati di arte buddhista), vale una passeggiata la zona dei giardini Isui-en e Yoshiki-en, situati a breve distanza dal Tōdai-ji. Isui-en è un raffinato giardino paesaggistico del periodo Meiji, il cui nome significa “giardino fondato sull’acqua”: è infatti attraversato da un ruscello e include due laghetti adornati di ninfee, ponticelli, case da tè e pittoresche colline in miniatura. Camminando lungo i suoi sentieri ghiaiosi potrete godere di un magnifico shakkei (paesaggio preso in prestito): sullo sfondo degli alberi potete vedere il tetto del Tōdai-ji e le colline di Wakakusa, integrate armoniosamente nella vista del giardino. Accanto, il più piccolo Yoshiki-en offre tre diversi stili di giardino (uno di muschi soffusi, uno di camelie e uno con stagno) ed ha la particolarità di essere a ingresso gratuito per i turisti stranieri – un’ottima occasione per una pausa rilassante in un ambiente tradizionale. Un altro luogo interessante è il Naramachi, l’antico quartiere mercantile della città vecchia: qui, tra vicoli stretti e case in legno dell’era Edo, si respira l’atmosfera della Nara di qualche secolo fa. Molte machiya (abitazioni tradizionali) sono state convertite in musei, atelier artigianali, caffetterie o locande. Potrete visitare ad esempio la Residenza Naramachi Koshi-no-Ie, una casa museo ben conservata che mostra com’era la vita di una famiglia di mercanti, oppure curiosare nei negozietti di bambole tipiche (Nara-ningyō) e di dolci locali. Attraversare Naramachi al tramonto, magari incontrando qualche residente in kimono che si reca a un santuario di quartiere, vi farà sentire catapultati indietro nel tempo.

  • Esperienze naturalistiche: Se desiderate un pizzico di avventura panoramica, potete salire sul Monte Wakakusa percorrendo il sentiero che parte dal Parco di Nara (l’accesso al sentiero è dietro il Tōdai-ji o vicino al Kasuga Taisha). In circa 30-40 minuti di cammino in salita si raggiunge la vetta erbosa: da lassù si gode di una vista mozzafiato su tutta la piana di Nara, con i tetti dei templi che spuntano tra il verde e, in lontananza, le sagome delle montagne del Kansai. È un luogo perfetto per un picnic all’aria aperta (attenzione però ai cervi scrocconi!) o per scattare foto panoramiche, specialmente al tramonto quando il cielo si tinge di arancio. In alternativa, un’esperienza unica è addentrarsi (fino dove è permesso) nel Bosco Primigenio di Kasugayama, la foresta sacra dietro Kasuga Taisha dove da oltre mille anni non si abbattono alberi né si cacciano animali. Un sentiero sterrato vi conduce tra cedri secolari avvolti da edera e radici contorte: regna un silenzio irreale, rotto solo dal frinire delle cicale in estate o dallo scricchiolio di foglie sotto i vostri passi. Sapere che questa foresta è rimasta intatta sin dal periodo Nara, protetta dal tabù religioso, aggiunge un’emozione particolare alla passeggiata – è come calpestare un frammento di passato vivente.

  • Gastronomia locale da provare: Dopo tante esplorazioni, Nara saprà deliziarvi anche con la sua cucina tradizionale. Uno spuntino dolce tipico sono i mochi – tortine di riso glutinoso pestato – che qui a Nara hanno una variante famosa: il kusa-mochi, mochi verde aromatizzato con foglie di artemisia (yomogi) e ripieno di pasta di fagioli rossi dolci. In città troverete la storica bottega Nakatanidō, celebre perché i mastri mochiari eseguono dal vivo la spettacolare battitura del riso a ritmo velocissimo (uno spettacolo in sé, da ammirare prima di assaggiare il prodotto ancora tiepido e soffice!). Per qualcosa di salato, provate il kakinoha-zushi, uno dei piatti più rinomati di Nara: si tratta di sushi pressato avvolto in foglie di cachi (kaki), tipicamente riso aceto sormontato da una fettina di salmone o sgombro, il tutto racchiuso in una foglia di caco. Le foglie di cachi, ricche di tannino, hanno proprietà antibatteriche e venivano usate già in epoca antica per conservare il pesce nelle zone interne lontane dal mare.

  • Scartando la foglia (che sprigiona un aroma fresco) e gustando il boccone, sentirete un equilibrio perfetto di sapori – è un sushi “da viaggio” che un tempo i viandanti portavano con sé ed oggi potete acquistare in eleganti scatole nelle gastronomie locali, perfetto anche per un pranzo al sacco. Un altro sapore caratteristico sono le narazuke, ovvero le verdure sotto aceto prodotte a Nara: cetrioli, melanzane, angurie e soprattutto shirōuri (zucca bianca) vengono marinate per mesi o anni nelle fecce di sake (saké kasu), assumendo un colore ambrato scuro e un gusto intenso, dolce-alcolico

  • Le narazuke sono servite di solito a fettine sottili come contorno o stuzzichino, e tradizionalmente accompagnano il chagayu, il porridge di riso al tè tipico di Nara. Se vi sentite avventurosi, provate anche quest’ultimo: è una zuppa leggera di riso cotto in tè verde, dal sapore delicato e salutare, spesso servita a colazione nei templi – un piatto umile legato alla frugalità monastica ma che fa parte della cultura locale (tant’è che un vecchio detto dice “Nara e Kyoto sono come il tè e il riso”, alludendo proprio al chagayu).

Prima di lasciare Nara, potreste portare con voi qualche souvenir che ne rifletta l’anima: ad esempio i biscotti shika-senbei (sì, proprio quelli per i cervi – vengono venduti anche confezionati per i turisti coraggiosi che volessero far felici i cervi altrove, o più realisticamente come curiosità da mostrare agli amici), oppure oggetti artigianali con motivi di cervo e lanterna, molto popolari nelle boutique locali. Un’altra idea sono i prodotti a base di kudzu, la radice di pueraria che cresce abbondante nelle montagne di Yoshino: la polvere di kudzu è usata per preparare dolci come il kuzumochi (gelatina dolce) e ha anche impieghi medicinali tradizionali. In centro troverete antiche erboristerie che vendono caramelle al kudzu o tisane digestive legate a questa tradizione.


Con questi consigli in tasca, siete pronti a scoprire Nara anche oltre il percorso guidato. Ogni angolo di questa città offre una scoperta – sia essa un tesoro storico, un incontro ravvicinato con un cervo benevolo, o il sapore di una ricetta tramandata nei secoli. Nara è un luogo da vivere con calma e curiosità: lasciatevi incantare dalla sua atmosfera serena, e vi sembrerà quasi di udire, nel fruscio del vento tra le fronde, l’eco delle preghiere antiche e il richiamo sommesso dei “kami” e dei “hotoke” – gli dèi shintoisti e i Buddha – che qui convivono in armonia da oltre mille anni. In serata, rientro a Kyoto con il cuore colmo delle storie e delle immagini senza tempo che solo Nara sa regalare. Fonti: oltre alla nostra esperienza

  • Ackroyd, Storia del Giappone – cap. “Nara: la prima capitale”

  • Kerr, Dogs and Demons – sez. sul sincretismo religioso

  • Sito ufficiale del Parco di Nara 

  • Sito turistico Nara City – articolo sui cervi e tradizioni locali 

  • Wikipedia (edizione italiana e inglese) – voci Nara (periodo) Nara Park Tōdai-ji,  Kakinoha-zushi, Narazuke

  • Nara Travel Guide

  • UNESCO World Heritage Centre;

  • Enciclopedia Britannica; 

  • Wikipedia (edizioni italiana e inglese); 

  • Nippon.com

  • Japan Today; 

  • Blog “Let’s Go Japan”.

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