top of page

Leggende d'Islanda: tra fuoco, ghiaccio e popoli invisibili

Nel regno dei ghiacciai infiniti e dei vulcani che fumano, l’Islanda rivela un volto che va oltre lo spettacolo naturale: è un luogo dove la terra stessa parla, dove le rocce hanno nomi e storie, e dove le creature invisibili camminano ancora accanto ai viaggiatori più attenti.


immagine artistica di una famiglia di Huldufólk islandesi
Gli Huldufólk islandesi.

Le origini del mito: la terra degli Huldufólk

In Islanda, si racconta che le colline, i campi di lava e le pietre scolpite dal vento siano casa del “popolo nascosto”, gli Huldufólk.

Queste figure mitiche, che vivono tra le rocce e sono invisibili agli occhi della maggior parte degli esseri umani, incarnano un legame antichissimo con la natura e il territorio.

Si dice che abbiano un aspetto simile agli esseri umani, ma più eleganti e luminosi, con tratti sottili e vestiti tradizionali dell’epoca contadina islandese, spesso di colore grigio, blu o verde per confondersi con il paesaggio.

Alcuni racconti li descrivono come alti e belli, quasi eterei, mentre altri parlano di piccoli e riservati custodi della terra. Abitano case invisibili all’occhio umano, costruite all’interno delle rocce o sotto i tumuli, e conducono una vita parallela alla nostra — con feste, lavoro e famiglie — ma in armonia perfetta con la natura.

Secondo la tradizione, disturbare i luoghi dove vivono, spostare massi o scavare vicino alle loro dimore porta sfortuna: un modo simbolico, e poetico, per ricordare il rispetto dovuto alla terra.

Non si tratta solo di storie da raccontare ai turisti: è un modo di vedere la terra, come si trattasse di un ecosistema sacro. Come narra la leggenda, questi “popoli nascosti” abiterebbero spazi che per molti sembrano neutri — ma che sono protetti da trivelle e cantieri solo perché qualcuno li riconosce come dimora di un’anima.


Per il viaggiatore, questo significa camminare con rispetto: ogni fruscio, ogni pietra rossa, ogni campo di lava ha una vita e una storia. Un paesaggio, insomma, da abitare più che da osservare.


Secondo le antiche leggende islandesi, gli Huldufólk – letteralmente “il popolo nascosto” – sono esseri che vivono tra le rocce, i campi di lava e le colline coperte di muschio.



Il paesaggio racconta: tra geyser, valli e sentieri del nord

L’Islanda non è soltanto un gigantesco set fotografico: è un laboratorio della natura in costante movimento. Geyser che esplodono ogni pochi minuti, cascate che sembrano scolpite dalle mani di antichi giganti, vulcani dormienti che possono risvegliarsi in un attimo. E poi le saghe: quelle degli Huldufólk, quella dei vichinghi, quella di chi ha attraversato l’isola con la barca o che ha camminato per giorni lungo i sentieri.


Camminare tra questi scenari — con lentezza e senza fretta — è già un atto di rispetto. Significa scegliere un trekking guidato da operatori locali, acquistare artigianato islandese, evitare di uscire dai sentieri segnati. Il turismo responsabile qui è tanto silenzioso quanto potente: non servono selfie per capire che qualcosa di straordinario sta accadendo attorno a noi.



Turismo responsabile in Islanda: camminare con leggerezza

Il successo turistico dell’Islanda ha portato luci e ombre: infrastrutture, traffico, campeggi affollati. Ma per chi vuole qualcosa di diverso c’è un’alternativa. Scegliere la bassa stagione, evitare di recarsi in massa ai luoghi più celebri, sostenere guide locali, rispettare gli spazi sacri — questi sono gesti concreti.


In Islanda, alcuni cantieri sono stati fermati perché avrebbero disturbato luoghi “abitati” dagli Huldufólk. Anche se potrebbe sembrare folklore, è un segno: la percezione di una comunità conta. E che proteggere la natura significa anche proteggere la cultura, i miti, le storie.


Un viaggiatore consapevole non va soltanto “a vedere cascate e ghiacciai”; va ad ascoltare il vento, a misurare il proprio passo, a riconoscere che il silenzio non è assenza, ma presenza.



Sfide e riflessioni: quando il mito incontra la modernità

Nonostante il suo fascino selvaggio, l’Islanda si confronta con pressioni ambientali e culturali. L’aumento del turismo ha generato parcheggi, erosione di sentieri, infrastrutture rapide che alterano il ritmo lento del nord. Ma c’è un’altra tensione: il patrimonio mitologico dell’Isola — le storie degli Huldufólk — rischia di diventare marketing. Alcuni operatori turisti utilizzano il “popolo nascosto” come attrazione. 


La domanda allora è: possiamo veramente “visitare” un luogo sacro? O dobbiamo soltanto essere ospiti? Il viaggio responsabile in Islanda parte da qui: riconoscere l’irrinunciabile sacralità del paesaggio e trattarla con cura, indipendentemente dalla fotocamera che abbiamo in mano.




L'insegnamento dell'Islanda

Nelle notti in cui l’aurora danza sopra i campi di lava, e nelle albe in cui la luce colora la nebbia che sale dalle valli, l’Islanda mostra una verità semplice: non siamo superiori alla natura, ne siamo parte. E in questo sta la magia.


Viaggiare in Islanda non significa aggiungere “un pezzo in più” al nostro curriculum di viaggiatore. Significa abbassare il volume, rallentare il passo, lasciarci sorprendere. Le storie degli Huldufólk ci ricordano che ogni roccia può avere un’anima, ogni laguna un segreto. Se siamo capaci di ascoltare, non porteremo solo fotografie: porteremo gratitudine.


Vuoi scoprire anche tu la magia dell'Islanda con un viaggio di ioviaggioresponsabile.it? Clicca qui sotto e pre-iscriviti ad una delle nostre partenze!



Commenti


bottom of page