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Leggende d'Islanda: tra fuoco, ghiaccio e popoli invisibili

Aggiornamento: 5 dic 2025

Nel regno dei ghiacciai infiniti e dei vulcani fumanti, l’Islanda rivela un volto che va oltre lo spettacolo naturale: è una terra che parla, respira e ascolta.

Ogni pietra ha un nome, ogni collina un racconto, ogni campo di lava custodisce una presenza invisibile.


Qui, tra luce e oscurità, tra silenzio e tempesta, la natura non è sfondo, ma protagonista. E nel vento che soffia dalle scogliere o nel vapore dei geyser, si può ancora sentire l’eco del popolo nascosto: gli Huldufólk.

Sono loro, gli spiriti delle rocce e dei tumuli, a ricordarci che in Islanda nulla è davvero inanimato. La terra stessa è viva, e chi vi cammina deve farlo con rispetto.


immagine artistica di una famiglia di Huldufólk islandesi
Gli Huldufólk islandesi.

Le origini del mito: la terra degli Huldufólk

In Islanda, si racconta che le colline, i campi di lava e le pietre scolpite dal vento siano casa del “popolo nascosto”, gli Huldufólk.

Queste figure mitiche, che vivono tra le rocce e sono invisibili agli occhi della maggior parte degli esseri umani, incarnano un legame antichissimo con la natura e il territorio.

Si dice che abbiano un aspetto simile agli esseri umani, ma più eleganti e luminosi, con tratti sottili e vestiti tradizionali dell’epoca contadina islandese, spesso di colore grigio, blu o verde per confondersi con il paesaggio.

Alcuni racconti li descrivono come alti e belli, quasi eterei, mentre altri parlano di piccoli e riservati custodi della terra. Abitano case invisibili all’occhio umano, costruite all’interno delle rocce o sotto i tumuli, e conducono una vita parallela alla nostra — con feste, lavoro e famiglie — ma in armonia perfetta con la natura.

Secondo la tradizione, disturbare i luoghi dove vivono, spostare massi o scavare vicino alle loro dimore porta sfortuna: un modo simbolico, e poetico, per ricordare il rispetto dovuto alla terra.

Non si tratta solo di storie da raccontare ai turisti: è un modo di vedere la terra, come si trattasse di un ecosistema sacro. Come narra la leggenda, questi “popoli nascosti” abiterebbero spazi che per molti sembrano neutri — ma che sono protetti da trivelle e cantieri solo perché qualcuno li riconosce come dimora di un’anima.


Per il viaggiatore, questo significa camminare con rispetto: ogni fruscio, ogni pietra rossa, ogni campo di lava ha una vita e una storia. Un paesaggio, insomma, da abitare più che da osservare.


Secondo le antiche leggende islandesi, gli Huldufólk – letteralmente “il popolo nascosto” – sono esseri che vivono tra le rocce, i campi di lava e le colline coperte di muschio.



Il paesaggio racconta: tra geyser, valli e sentieri del nord

L’Islanda non è solo un insieme di meraviglie naturali: è un libro di miti aperto, scritto con lava, ghiaccio e vento.

I geyser che esplodono ogni pochi minuti, le cascate che sembrano scorrere da un altro tempo, i vulcani dormienti che ribollono sotto la superficie: tutto qui sembra animato da una forza primordiale.


Nelle valli del nord, dove il sole estivo non tramonta mai, si dice che gli Huldufólk si mostrino ai viandanti solitari. Nelle regioni più remote, come lo Snæfellsnes, il vulcano Snæfellsjökull, descritto da Jules Verne come porta per il centro della Terra, è considerato un luogo carico di energia mistica.


Camminare in Islanda è un atto di rispetto. Significa rallentare, ascoltare, accettare il ritmo della natura. Scegliere un trekking guidato da operatori locali, dormire in piccoli rifugi, acquistare artigianato islandese e non uscire mai dai sentieri segnalati.

Qui, il turismo responsabile non è una moda: è una forma di dialogo con la terra.



Turismo responsabile in Islanda: camminare con leggerezza

Il successo turistico dell’Islanda ha portato prosperità, ma anche fragilità.

Negli ultimi anni, l’aumento esponenziale dei visitatori ha messo sotto pressione ecosistemi delicatissimi. Sentieri erosi, parcheggi improvvisati, campeggi selvaggi: la modernità rischia di soffocare la voce antica dell’isola.


Eppure, un’altra Islanda è possibile. Un’Islanda che si visita con lentezza, scegliendo la bassa stagione, le guide locali e i percorsi meno battuti. Un’Islanda che riconosce nei suoi miti, come quello degli Huldufólk, non semplici leggende, ma codici culturali di rispetto ambientale.


Alcuni progetti di tutela, promossi da comuni e associazioni islandesi, uniscono scienza e spiritualità: studiare il territorio senza dimenticare le storie che lo abitano.

Perché proteggere una roccia “abitata” dal popolo nascosto non è superstizione, ma un atto di umiltà verso la natura e la memoria collettiva.


Sfide e riflessioni: quando il mito incontra la modernità

Nonostante il suo fascino selvaggio, l’Islanda si confronta con pressioni ambientali e culturali. L’aumento del turismo ha generato parcheggi, erosione di sentieri, infrastrutture rapide che alterano il ritmo lento del nord. Ma c’è un’altra tensione: il patrimonio mitologico dell’Isola — le storie degli Huldufólk — rischia di diventare marketing. Alcuni operatori turisti utilizzano il “popolo nascosto” come attrazione. 


La domanda allora è: possiamo veramente “visitare” un luogo sacro? O dobbiamo soltanto essere ospiti? Il viaggio responsabile in Islanda parte da qui: riconoscere l’irrinunciabile sacralità del paesaggio e trattarla con cura, indipendentemente dalla fotocamera che abbiamo in mano.




L'insegnamento dell'Islanda

Nelle notti in cui l’aurora danza sopra i campi di lava, e nelle albe in cui la luce colora la nebbia che sale dalle valli, l’Islanda mostra una verità semplice: non siamo superiori alla natura, ne siamo parte. E in questo sta la magia.


Viaggiare in Islanda non significa aggiungere “un pezzo in più” al nostro curriculum di viaggiatore. Significa abbassare il volume, rallentare il passo, lasciarci sorprendere. Le storie degli Huldufólk ci ricordano che ogni roccia può avere un’anima, ogni laguna un segreto. Se siamo capaci di ascoltare, non porteremo solo fotografie: porteremo gratitudine.


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