Giorno 6 | Shirakawa-go > Kanazawa > Kyoto
- IoViaggioResponsabile

- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 22 min

PROGRAMMA DI VIAGGIO
Visita ai Giardini Kenroukuen ed al quartiere dei Samurai | Treni locali e bus per 3 ore e 20 min ca - 285 km. Colazione in hotel. Incontro con l’assistente di lingua italiana. Trasferimento alla stazione con la navetta del ryokan e partenza con bus di linea da Shirakawa a Kanazawa. Visita di Kanazawa, a piedi oppure utilizzando i mezzi pubblici cittadini: scopriremo lo splendido giardino Kenrokuen e la Casa Nomura nel quartiere tradizionale dei samurai. Il Kenrokuen fu originariamente il giardino esterno del castello di Kanazawa e fu sviluppato tra il XVII e il XIX secolo dal clan Maeda, signori feudali della regione di Kaga. Il nome "Kenrokuen" significa letteralmente "Giardino delle sei qualità", in riferimento ai sei attributi ritenuti ideali per un giardino: spaziosità, tranquillità, artificio antico, ingegnosità, panorami sublimi e abbondanza d’acqua. Notoriamente, questo splendido giardino incarna la concezione giapponese del giardino come luogo di contemplazione e simbiosi tra l’intervento artistico dell’uomo e la natura. Ogni roccia, ogni pianta, ogni lanterna è posizionata con cura per creare prospettive suggestive e riflettere i principi dell’estetica giapponese, come l’equilibrio, l’impermanenza e la bellezza fugace. Passeremo poi in rassegna La Casa Nomura (Nomura-ke) residenza di una famiglia di samurai (appunto Famiglia Nomura) al servizio del clan Maeda, signori del potente dominio di Kaga durante il periodo Edo (1603-1868). La dimora è un esempio ben conservato di architettura samurai, caratterizzata da un pavimento interamente ricoperto dei famosi tatami, porte scorrevoli (shōji e fusuma) e un’elegante disposizione degli interni. Uno dei punti di forza della Casa Nomura è il suo giardino interno (teien), piccolo ma estremamente curato, considerato un gioiello dell’arte paesaggistica giapponese. Il giardino è progettato per offrire visuali armoniose in ogni stagione, combinando muschio, pietre, lanterne di pietra, un piccolo stagno e piante ornamentali. All’interno della casa sono esposti manufatti d’epoca, armature, spade e oggetti di uso quotidiano dei samurai, tutti oggetti che consentono di comprendere meglio lo stile di vita di questa classe guerriera e colta del Giappone feudale. A seguire completeremo la visita del quartiere dei Samurai Quartiere dei samurai (Nagamachi). Il quartiere di Nagamachi si sviluppò ai piedi del Castello di Kanazawa, dove i samurai di medio e alto rango del clan Maeda avevano le proprie residenze. L’area è caratterizzata da stradine strette e tortuose (che servivano anche a rendere difficili attacchi a sororesa o ritirate, intrappolando eventuali invasori in un dedalo di viuzze), muri di fango (tsuchi-kabe) rinforzati con tegole, canali d’acqua e cancelli in legno, elementi che evocano l’atmosfera del periodo feudale. La visita a Nagamachi consente di comprendere meglio la struttura della società giapponese in epoca Edo, il rapporto tra samurai e signori feudali, il modo in cui si organizzava la vita domestica e la stratificazione sociale della città. Oggi, molte di queste case sono state restaurate e aperte al pubblico come musei, residenze storiche o negozi tradizionali. Al termine della giornata di visite, trasferimento in stazione e partenza per Kyoto in treno. Incontro con l’assistente alla stazione e trasferimento in hotel. Il nostro hotel per questa giornata: MERCURE KYOTO STATION HOTEL Situato in ottima posizione a Kyoto, il Mercure Kyoto Station (4 stelle solo non fumatori) offre un ristorante, connessione WiFi gratuita e un bar. L'hotel si trova a 600 metri dal TKP Garden City Kyoto e a 1,7 km dalla centro convegni Kyoto Shigaku Kaikan. Le camere sono dotate di asciuga capelli, cassaforte e TV a schermo piatto con canali satellitari. Al mattino viene offerta una colazione a buffet, all’americana o all’asiatica. Il personale della reception parla inglese, francese, giapponese e cinese. L’hotel dista 2 km dal Tempio di Sanjusangen-do e 3,2 km dal Museo Internazionale del Manga di Kyoto.
APPROFONDIMENTI GIORNATA A KANAZAWA: KENROKUEN, CASA NOMURA E QUARTIERE DEI SAMURAI
Partenza dall’idilliaco villaggio alpino di Shirakawago e trasferimento verso la città di Kanazawa, capitale storica dell’antica provincia di Kaga. Durante il viaggio, il paesaggio cambia dalle montagne rurali alle colline gentili del Giappone centrale. Kanazawa ci accoglie con un’atmosfera elegante e tradizionale: una città che, miracolosamente, non ha subito distruzioni né da guerre né da disastri naturali negli ultimi secoli, conservando intatto il suo fascino Edo.
PANORAMICA SU KANAZAWA: STORIA, CLAN MAEDA E IL FEUDO DI KAGA
Kanazawa si sviluppò come fiorente città feudale durante il periodo Edo (1603-1868) sotto il potente clan Maeda, i signori del Dominio di Kaga (corrispondente alle odierne prefetture di Ishikawa e Toyama). Dopo il 1583, Maeda Toshiie stabilì qui la sua sede e nei quasi 300 anni successivi la città divenne uno dei principali centri politici, economici e culturali del Giappone feudale. Si stima che Kanazawa abbia superato i 100.000 abitanti già in epoca Edo, rivaleggiando per popolazione con città europee come Roma e Madrid. Questa prosperità valse a Kaga il soprannome di “han da un milione di koku” (unità di reddito agricolo), indicando l’enorme ricchezza della regione.
Il clan Maeda, secondo solo allo shogunato Tokugawa in termini di potere e risorse, adottò una politica di patronato delle arti e della cultura per mostrarsi leale e non belligerante verso Edo. I signori Maeda investirono enormi somme nello sviluppo di arti tradizionali, artigianato e architettura: chiamarono a Kanazawa rinomati artisti, artigiani e studiosi, promuovendo il teatro Nō, la cerimonia del tè, la pittura e l’ebanisteria.
La popolazione – non solo l’élite samuraica ma anche i comuni cittadini – beneficiò di questo fermento culturale, che gettò le basi per l’identità raffinata di Kanazawa. Ancora oggi la città è celebre per i suoi artigianati tradizionali (come le foglie d’oro, le porcellane Kutani, le sete Kaga Yuzen) e per i quartieri storici perfettamente conservati.
Kanazawa letteralmente significa “palude dorata”. Una leggenda locale narra che il nome derivi da un contadino (Imohori Togorō) che trovò polvere d’oro mentre lavava patate in una palude nei dintorni. Che sia mito o realtà, l’oro è davvero diventato simbolo della città. Nei secoli, Kanazawa è stata risparmiata da incendi devastanti e bombardamenti, incluso durante la Seconda Guerra Mondiale. Ciò le ha permesso di mantenere intatto il tessuto urbano di epoca Edo: passeggiando per Kanazawa si incontrano ancora oggi interi distretti storici, con case tradizionali, strade acciottolate, canali e mura in terra cruda, che offrono uno scorcio autentico sul Giappone feudale.
Con questa introduzione, ci addentriamo a Kanazawa per esplorare i suoi luoghi iconici. La nostra visita include il Giardino Kenrokuen, la Casa Nomura con il suo giardino samuraico, e il quartiere dei samurai Nagamachi. In serata è previsto il proseguimento del viaggio verso Kyoto, l’antica capitale imperiale.
GIARDINO KENROKUEN: IL GIARDINO DEI SEI ATTRIBUTI PERFETTI
Kenrokuen (兼六園) è il grande giardino paesaggistico di Kanazawa, considerato uno dei “Tre Grandi Giardini del Giappone” assieme a Kairakuen di Mito e Korakuen di Okayama.
Il nome Kenrokuen significa letteralmente “Giardino dei Sei Attributi” e si riferisce alle sei qualità estetiche ideali che, secondo un antico trattato cinese di architettura del paesaggio, rendono perfetto un giardino. Queste sei caratteristiche – spaziosità, tranquillità, artificio, antichità, presenza di corsi d’acqua e viste panoramiche – sono tutte mirabilmente compresenti in Kenrokuen.
Tali elementi possono sembrare in contraddizione (ad esempio ampiezza vs. isolamento, intervento artificiale vs. atmosfera antica), ma qui sono armonizzati in un insieme di straordinaria bellezza. È difficile trovare altrove un giardino che soddisfi tutte queste qualità contemporaneamente, il che rende Kenrokuen un luogo unico.
Fondato nel XVII secolo come giardino privato dei Maeda, Kenrokuen venne ampliato e perfezionato nel corso di generazioni. Il suo sviluppo storico iniziò intorno al 1676 con il quinto lord Maeda, Tsunanori, che creò un primo giardino chiamato Renchi-tei accanto a una sua villa fuori dal castello. Questo giardino originale era usato per feste come la contemplazione della luna e degli aceri in autunno. Gran parte andò distrutto però in un incendio nel 1759, ma l’undicesimo lord Harunaga lo fece restaurare negli anni 1770, aggiungendo cascate (Midori-taki) e tea house (Yūgao-tei nel 1774, Uchihashi-tei nel 1776). Nel 1822 il giardino ricevette ufficialmente il nome “Kenrokuen” dall’allora daimyō Matsudaira Sadanobu, in omaggio alla sua completezza estetica.
L’ultimo grande intervento avvenne a metà Ottocento: il tredicesimo lord Nariyasu demolì un palazzo interno per ampliare il lago principale e unire nuove porzioni di terreno al parco. Dopo la Restaurazione Meiji, nel 1874 Kenrokuen fu aperto al pubblico, divenendo un parco cittadino; ancora oggi è classificato come Luogo di bellezza scenica speciale a livello nazionale.
Esteso su oltre 11 ettari nel cuore di Kanazawa, accanto al castello, Kenrokuen incarna lo stile del giardino daimyō (giardino dei signori feudali) all’apice del suo splendore. Si tratta di un giardino paesaggistico “da passeggio” (kaiyū-shiki teien): non lo si ammira da un unico punto, ma lo si scopre camminando lungo sentieri che svelano scorci sempre nuovi. Il percorso si snoda tra laghetti, ruscelli, colline artificiali, ponticelli in pietra, lanterne e case da tè disposte con maestria. Ogni curva del sentiero offre una prospettiva diversa, in accordo al principio giapponese del “paesaggio in sequenza”. Vediamo ora alcuni degli elementi principali da non perdere durante la visita:
Kasumigaike (Laghetto della Nebbia): è il grande lago artificiale centrale. Al centro sorge l’isolotto Horai, richiamo alla leggendaria isola degli immortali della mitologia cinese. Il lago simboleggia il mare e l’isola Horai rappresenta la dimora di un eremita immortale dotato di poteri miracolosi. Secondo l’intento dei Maeda, questa scenografia alludeva al desiderio di prosperità eterna e lunga vita per il clan. Horai è adornata da pini e su di essa un piccolo padiglione appare tra la vegetazione, contribuendo al senso di mistero.
Lanterna Kotoji-tōrō: sulle rive di Kasumigaike si trova la famosa lanterna di pietra a due gambe, simbolo iconico di Kenrokuen (e di Kanazawa stessa). Una gamba poggia sulla terra, l’altra si spinge dentro l’acqua; la forma ricorda i ponticelli del koto (strumento musicale giapponese), da cui il nome. Questa lanterna, spesso fotografata, risale al 1822 e con la sua luce soffusa un tempo illuminava il laghetto, contribuendo all’atmosfera serale incantata del giardino.
Karasaki Matsu: maestoso pino nero giapponese piantato dai Maeda, proveniente dalla regione del lago Biwa. I rami di questo albero secolare si allungano scenograficamente sul lago Kasumigaike. In inverno, il pino (come altri alberi del giardino) viene protetto con la tecnica tradizionale dello yukitsuri, installando corde a raggiera fissate in cima a lunghi pali di bambù, per sostenere i rami dal peso della neve. Queste strutture coniche di corde creano un’immagine pittoresca e sono diventate un simbolo dell’inverno a Kanazawa. I visitatori nei mesi freddi possono ammirare i supporti di bambù conici e le corde che sembrano quasi decorazioni, frutto di un sapere tecnico tramandato nei secoli per preservare gli alberi dai pesanti nevicamenti del Hokuriku.
Case da tè e padiglioni: disseminati nel parco vi sono diversi teahouse storici. Il più antico è il Yūgao-tei, risalente al 1774, con interni in legno scuro e tatami dove i signori si ritiravano per la cerimonia del tè osservando il giardino. Altri punti pittoreschi includono il padiglione Uchihashi-tei, costruito su un isolotto con palafitte che sembrano “ponti galleggianti”, e lo Shigure-tei, ricostruito di recente vicino all’ingresso, dove oggi i turisti possono anche fermarsi per gustare un tè verde con vista sullo stagno.
Fiori e colori stagionali: Kenrokuen è progettato per offrire bellezza in ogni stagione. In primavera sbocciano i pruni e i ciliegi (ci sono angoli favolosi come il viale dei ciliegi che si illuminano di rosa), seguiti da azalee e iris a inizio estate. In autunno, gli aceri e i gingko regalano foglie rosse e gialle fiammeggianti riflesse nei laghetti. In inverno, come accennato, il giardino si trasforma in un paesaggio ovattato di neve: le strutture yukitsuri e le lanterne coperte di bianco creano uno scenario da fiaba, molto amato dai fotografi. Questo susseguirsi di scenari ha alimentato nei secoli anche il folklore locale: si dice che ogni stagione a Kenrokuen sia abitata da spiriti benevoli della natura, e i poeti hanno cantato la “neve di Kanazawa” e la “luna di Kenrokuen” come metafore di bellezza effimera.
Kenrokuen non è solo un giardino, ma un compendio di filosofia e arte paesaggistica. La sua progettazione riflette concetti tipici dei giardini giapponesi influenzati dalla scuola paesaggistica cinese: la ricerca dell’armonia tra elementi opposti, l’evocazione di mondi lontani (l’isola degli immortali, i paesaggi ideali) all’interno di uno spazio limitato, e l’integrazione della natura controllata dall’uomo (shakkei o “paesaggio preso in prestito”, come le montagne circostanti visibili dagli scorci panoramici del parco. Passeggiando per i sentieri di ghiaia, attraversando ponticelli di pietra come quello a zig-zag di Hisago-ike (lo “stagno a zucca”) o sostando davanti alle cascate minori, si percepisce l’intento dei Maeda: celebrare la grandezza e la prosperità del loro dominio attraverso un giardino perfetto, capace di stupire gli ospiti e di offrire momenti di contemplazione ai propri familiari. Kenrokuen fu ed è tuttora l’orgoglio di Kanazawa – un luogo che incanta visitatori da tutto il mondo e che racconta, in silenzio, secoli di storia e di sogno estetico.
Tempo di visita consigliato: 1,5-2 ore. Dalla porta d’ingresso principale di Kenrokuen, in pochi minuti a piedi si può raggiungere l’adiacente Castello di Kanazawa, di cui restano le fortificazioni e alcune ali ricostruite: se il tempo lo permette, dare uno sguardo alle imponenti porte di legno e ai magazzini del castello arricchisce la comprensione del contesto feudale in cui il giardino nacque.
CASA NOMURA: L'ELEGANZA DI UNA DIMORA SAMURAI
Lasciato il giardino Kenrokuen, l’itinerario prosegue nel quartiere Nagamachi, un tempo area residenziale dei samurai. Qui visiteremo la Casa Nomura (Nomura-ke), un esempio perfettamente conservato di abitazione di un samurai di alto rango nell’epoca Edo. Addentrandoci tra le viuzze fiancheggiate da muri in terra, raggiungiamo l’ingresso della residenza Nomura, oggi trasformata in casa-museo. All’esterno, una porta in legno massiccio (nagaya-mon) e la discreta facciata tradizionale nascondono le meraviglie all’interno. Varcata la soglia, percorrendo alcuni gradini in pietra, ci troviamo nel piccolo giardino di ingresso e quindi negli ambienti della casa, dove sembra che il tempo si sia fermato al XIX secolo.
La famiglia Nomura fu una delle famiglie samuraiche al servizio dei Maeda. Per generazioni, i Nomura ricoprirono posizioni di rilievo nell’amministrazione del feudo di Kaga, godendo di status e agi elevati. Come molte famiglie samurai, persero privilegi e ricchezze con la fine del periodo feudale (dopo il 1868): i discendenti vendettero gran parte delle proprietà e la casa cadde in rovina. Fortunatamente, nel 20º secolo un ricco uomo d’affari locale acquistò l’edificio e lo restaurò, salvando preziosi elementi architettonici. Oggi la casa è proprietà cittadina, aperta al pubblico come testimonianza tangibile della vita quotidiana dei samurai di alto rango.
Architettura e interni
All’interno, la Casa Nomura stupisce per la raffinatezza dei dettagli. Gli spazi sono quelli tipici di una residenza samuraica di città: sale tatami per ricevere gli ospiti, stanze private per la famiglia, corridoi con pavimenti in legno lucidissimo affacciati sul giardino. Uno degli elementi più pregiati è il soffitto a cassettoni (gōtenjō) interamente in legno di cipresso giapponese hinoki. I pannelli squadrati del soffitto, intagliati e assemblati senza chiodi, creano un disegno geometrico elegante e denotano lo status elevato dei proprietari (solo le case dei samurai facoltosi potevano permettersi un soffitto a cassettoni di tale fattura).
Le porte scorrevoli fusuma che separano i vari ambienti sono decorate con dipinti originali: delicate scene di natura e paesaggi su fondo dorato, realizzate dal pittore ufficiale al servizio del clan Maeda. Queste fusuma-e erano non solo decorative ma anche un simbolo del legame privilegiato tra la famiglia Nomura e i lord di Kanazawa, che concedevano loro l’opera del proprio artista di corte. In alto, sopra le porte scorrevoli, si possono ammirare finissimi ranma: pannelli traforati in legno intagliato, con motivi di uccelli e pini, che servivano a far circolare l’aria e la luce tra le stanze. Ogni dettaglio architettonico – dalle travi a vista levigate ai pavimenti in tatami di paglia di riso – racconta il gusto estetico e la condizione privilegiata dei samurai di classe dirigente.
La casa espone anche una serie di oggetti e cimeli appartenuti alla famiglia Nomura. All’ingresso, ad esempio, fa bella mostra di sé un’armatura completa da samurai, con elmo, corazza e dettagli laccati, tramandata dagli antenati. Vi sono inoltre spade (katana) di famiglia, ventagli cerimoniali, utensili per la cerimonia del tè e pergamene calligrafate. In una nicchia (tokonoma) del salone di ricevimento è esposto un altare di famiglia finemente intagliato: qui i Nomura veneravano gli spiriti degli antenati secondo il costume confuciano e buddhista, sottolineando l’importanza del lignaggio. Si notano anche arredi come scatole laccate, cassettoni e paraventi, alcuni originali ed altri raccolti in musei, che servono a evocare con autenticità l’atmosfera di un’abitazione samuraica dell’800.
Un pezzo notevole dell’arredo è la sala da tè interna aggiunta nel secolo scorso, seguendo lo stile tradizionale sukiya. È un piccolo ambiente con tatami, pareti in carta di gelso e un’apertura sul giardino: qui è possibile immaginare i membri della famiglia intenti alla cerimonia del tè, arte nella quale i samurai di Kanazawa eccellevano (la scuola del tè di Kanazawa è rinomata in Giappone, proprio grazie al patronato dei Maeda).
Il giardino interno
Attraverso le porte scorrevoli del salotto principale si accede visivamente al giardino interno della Casa Nomura, un autentico gioiello. Pur essendo di piccole dimensioni, questo cortile verde è progettato secondo i canoni del giardino giapponese di stile tsubo-niwa, con una minuziosa cura di ogni elemento naturale e architettonico. Al centro c’è un stagno popolato da colorate carpe koi, alimentato da un ruscello sinuoso (kyokusui) che entra e esce dal giardino, evocando l’idea di un corso d’acqua continuo. Una piccola cascata alimenta il ruscello, il cui gorgoglio dona una sensazione di pace e isolamento dal mondo esterno.
Il giardino è adornato da rocce di forma singolare, disposte artisticamente secondo i principi zen (pietre erette, piatte, a forma ricurva, ognuna con un ruolo simbolico). Tra di esse spicca una lanterna di pietra e un ponticello di pietra grezza che consente di attraversare il ruscello con un passo. La vegetazione è rigogliosa: moss verde ricopre il terreno e fa da sfondo a piante potate con maestria. L’elemento vegetale più celebre è un albero di myrica rubra (bayberry giapponese) di oltre 400 anni, dalle fronde contorte, che sopravvive sin dall’epoca Edo. Questo albero, contemporaneo dei primi Nomura, simboleggia la continuità storica: con le sue radici affondate nel muschio e il tronco nodoso, è testimone silenzioso di generazioni di samurai che hanno contemplato questo stesso giardino.
Ciò che colpisce è l’armonia tra casa e giardino: gli spazi interni ed esterni si compenetrano attraverso le pareti scorrevoli aperte, secondo il principio giapponese che l’abitazione tradizionale sia un’estensione della natura. Sedendosi sul pavimento di legno presso l’uscita sul giardino, si può apprezzare la visuale studiata per chi vi si affaccia: la lanterna in primo piano, il ponte, la cascata sullo sfondo e l’antico albero, con i colori che cambiano nelle diverse stagioni. In primavera, azalee e aceri nani aggiungono tocchi di rosa e rosso; in estate il verde è intenso e rinfrescante; in autunno alcune foglie si tingono di giallo oro; d’inverno, se cade la neve, il giardino diventa un minuscolo paradiso ovattato, da osservare magari sorseggiando un tè caldo.
La Casa Nomura, con il suo giardino, offre dunque un affresco vivido della vita nobile samuraica: possiamo immaginare il capofamiglia che indossa quell’armatura prima di un viaggio a Edo, oppure le stanze animate dal brusio di una festa del tè. È un luogo che combina storia, arte e natura. Prima di uscire, notiamo un dettaglio interessante: vicino all’uscita è esposta una porta scorrevole traforata chiamata shitomi-do: sembra una grata intagliata, ma era un’antica porta di sicurezza per proteggere la casa. Questi particolari ricordano che, sebbene i samurai di Kanazawa vivessero in epoche di relativa pace, l’attenzione alla difesa e all’onore era sempre presente.
(Tempo di visita consigliato: 30-45 minuti. La Casa Nomura dispone anche di un piccolo negozio dove è possibile acquistare souvenir legati alla tradizione samuraica locale. All’esterno, nel quartiere Nagamachi, potete esplorare liberamente le viuzze per immergervi nell’atmosfera storica, come descritto nella sezione seguente.)
QUARTIERE DEI SAMURAI NAGAMACHI: UN VIAGGIO NEL TEMPO DEL PERIODO EDO
Il quartiere Nagamachi (長町) è la zona storica di Kanazawa dove risiedevano i samurai di medio ed alto rango del clan Maeda durante l’epoca feudale. Si trova ai piedi dell’ex castello, nel cuore della città, e grazie a un’attenta conservazione ci restituisce un ambiente urbano Edo pressoché intatto. Il nome Nagamachi significa “città lunga”: secondo una teoria deriva dalla forma allungata dell’area, ma più probabilmente dal cognome di una famiglia locale chiamata Chō (che significa “lungo”, pronunciato anche naga) che forse anticamente abitava qui. In ogni caso, oggi Nagamachi è sinonimo di “distretto dei samurai” – un vero e proprio museo a cielo aperto della vita samuraica.
Appena giunti, noteremo subito gli elementi caratteristici: strette stradine lastricate in pietra, fiancheggiate da alte mura in terra dal colore ocra, sormontate da tegole scure. Queste mura di cinta (tsuchi-kabe) circondavano le residenze e servivano a proteggere la privacy e la sicurezza degli abitanti. I viali, volutamente tortuosi e intersecati ad angoli irregolari, avevano anche una funzione difensiva: in caso di attacco nemico, rendevano difficile avanzare rapidamente a cavallo o con formazioni armate. I cancelli d’ingresso alle proprietà (come quello della Casa Nomura che abbiamo visto) erano robusti portoni in legno, spesso con struttura a nagaya-mon, studiati per poter essere sprangati in fretta e resistere a eventuali incursioni. L’insieme di queste soluzioni faceva del quartiere un piccolo labirinto sicuro, un bastione domestico a difesa del castello.
Nagamachi fu progettata con cura in linea con la logica delle città-castello: il castello al centro, residenza del daimyō, e attorno via via le abitazioni dei suoi vassalli secondo il rango. Più il samurai era importante, più la sua casa sorgeva vicino al castello. I samurai di alto rango (ufficiali, consiglieri, generali) avevano qui dimore spaziose con giardini interni, mentre i samurai di grado inferiore (come gli ashigaru, soldati di fanteria) vivevano in abitazioni più modeste ai margini del quartiere. A Kanazawa, data l’enorme ricchezza del clan, anche molti samurai di basso rango potevano permettersi case singole con piccoli giardini, anziché le solite case a schiera anguste tipiche di altre città. È noto ad esempio che perfino gli ashigaru locali ottennero casette indipendenti – un privilegio dovuto alla generosità (e strategia) dei Maeda, che assicuravano così benessere e fedeltà anche ai soldati semplici.
Camminando per Nagamachi, ci si rende conto del suo straordinario stato di conservazione storico. Il quartiere non subì i grandi incendi che in epoche passate devastarono molte città giapponesi, né i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale che colpirono città maggiori come Tokyo o Osaka. Questo gli ha permesso di mantenere intatte le caratteristiche dell’era Edo: oltre alle mura e strade, è ancora funzionante l’antica rete di canali e di drenaggio che scorre lungo i vicoli.
Questi canali d’acqua attraversano Nagamachi sin dal 1600 circa – il principale, chiamato Ohno Canal, fu costruito attorno al 1590 ed è uno dei più antichi della città. Un tempo servivano sia per scopi difensivi (come fossati minori) sia per approvvigionamento idrico: portavano acqua fresca dal fiume Sai fino al castello e alle case, e allo stesso tempo fungevano da riserva per spegnere incendi e da drenaggio per evitare allagamenti durante le piogge intense. Ancora oggi, dopo oltre quattro secoli, questi ruscelli e canalette scorrono placidi ai lati delle strade, alimentando anche gli specchi d’acqua dei giardini privati e contribuendo al fascino senza tempo del quartiere.
Un dettaglio tipico che potrebbe incuriosire i visitatori se si trovano qui in inverno: tra dicembre e marzo le lunghe mura di terra di Nagamachi vengono rivestite con stuoie di paglia (komo) su entrambi i lati della strada. Questa usanza tradizionale serve a proteggere l’intonaco argilloso delle pareti dal gelo e dall’umidità invernale, prevenendo crepe e danneggiamenti. Le mura coperte di paglia sotto la neve sono un’immagine caratteristica del quartiere in inverno, aggiungendo ulteriore pittoresco all’atmosfera antica (oltre che testimoniare l’attenzione nella cura del patrimonio storico).
Nel quartiere si trovano diverse residenze samuraiche restaurate e visitabili (come abbiamo visto con Casa Nomura). Alcune sono oggi musei o spazi espositivi: ad esempio, proseguendo la passeggiata, s’incontra la Casa della famiglia Takada, un’altra dimora di samurai di medio rango ricostruita, con un bel giardino e mostre sulla vita servile a palazzo. Vi sono poi un paio di case di ashigaru (soldati semplici) preservate nello stato originario, che offrono un colpo d’occhio sulle modeste condizioni abitative dei guerrieri di basso ceto (soffitti bassi, stanze piccole, pavimenti in terra battuta). Queste differenze tra abitazioni di rango diverso evidenziano la rigida stratificazione sociale vigente nel periodo Edo: al vertice il daimyō nel castello, poi i suoi samurai più facoltosi in case spaziose vicine, via via fino ai subalterni in case umili più lontane. Nonostante tali gerarchie, tutti i samurai condividevano valori comuni di lealtà, onore e disciplina, e quartieri come Nagamachi erano il teatro della loro quotidianità: al mattino i guerrieri di ogni grado percorrevano queste strade per recarsi al castello o agli uffici del governo locale; nel pomeriggio tornavano a casa per addestrarsi al kenjutsu (scherma) o praticare arti culturali; la sera queste vie tranquille vedevano passare poche persone, illuminate dalla tenue luce delle lanterne.
La vita quotidiana nel periodo Edo a Nagamachi poteva essere sia austera che raffinata. Da un lato, era un quartiere militare: vi risiedevano uomini tenuti all’addestramento e al rispetto del codice d’onore bushidō. Dall’altro, proprio su impulso dei Maeda, questi samurai coltivavano anche le arti: molte case disponevano di sale per la cerimonia del tè, e i samurai di Kanazawa erano noti per dedicarsi alla pittura di paesaggi o alla poesia haiku nel tempo libero. Attraversando Nagamachi oggi, con un po’ di immaginazione, possiamo quasi udire il crepitio dei geta (zoccoli di legno) sul selciato o vedere l’ombra di un guerriero con il suo haori (giacca) e i due katana al fianco svoltare un angolo. Ogni tanto, un portone socchiuso permette di intravedere un giardinetto interno o il verde di un cortile: squarci che raccontano l’intimità di queste dimore storiche.
In sintesi, Nagamachi è un luogo che offre un viaggio indietro nel tempo. È sorprendente come in mezzo alla Kanazawa moderna (con negozi e palazzi poco distanti) esista questa enclave dove l’epoca dei samurai rivive. Non c’è traffico intenso, solo viottoli pedonali silenziosi; non c’è cemento a vista, solo muri di fango e legno. Il quartiere è anche punteggiato di piccoli dettagli che vale la pena notare: le targhe informative (in giapponese e inglese) che narrano la storia di alcune case e famiglie; le statue di Jizō (divinità protettrici dei viandanti) poste agli incroci come beneaugurio; i bassi ponticelli che scavalcano i canaletti per accedere alle abitazioni; e le piante ornamentali (bambù, camelie, pini nani) che spuntano qua e là oltre i muri, suggerendo la presenza di giardini nascosti. Tutto concorre a rendere la passeggiata a Nagamachi un’esperienza memorabile per chi vuole capire davvero com’era il Giappone feudale al di fuori di Edo.
(Tempo di esplorazione consigliato: 1 ora circa, passeggiando con calma. Si consiglia di indossare scarpe comode e magari impermeabili se ha piovuto, poiché alcune stradine potrebbero essere umide vicino ai canali. Nagamachi è affascinante sia di giorno sia al tramonto, quando si accendono le lanterne stradali e le mura assumono calde tonalità alla luce radente.)
POMERIGGIO/SERA
Dopo aver esplorato Nagamachi e assaporato l’atmosfera storica di Kanazawa, è il momento di concludere la giornata. Ci prepariamo per il viaggio verso Kyoto, l’antica capitale imperiale. Durante il tragitto (circa 2-2,5 ore in treno espresso o autobus), potrete ripensare alle bellezze viste oggi: i giardini signorili, le eleganti case e le vie dei samurai.
Kyoto ci attende con la sua millenaria cultura, ma porteremo con noi un prezioso bagaglio di conoscenze sulla vita feudale grazie all’esperienza di Kanazawa.
CONSIGLI PER L'ESPLORAZIONE AUTONOMA
Per chi avesse del tempo libero a Kanazawa o volesse approfondire ulteriormente, ecco alcuni luoghi meno noti e attività consigliate nelle vicinanze delle tappe odierne, per arricchire l’esperienza:
Museo Ashigaru (Case dei samurai di basso rango): Situato proprio a Nagamachi, questo piccolo museo gratuito consiste in due casette di ashigaru (soldati semplici) perfettamente conservate. All’interno, ambienti spogli e oggetti quotidiani mostrano lo stile di vita modesto dei guerrieri di rango inferiore. È interessante il contrasto con la lussuosa Casa Nomura: qui si vedono pavimenti in terra, focolare semplice, arredi essenziali. Curiosità: a differenza di altre città, a Kanazawa anche gli ashigaru vivevano in case singole dotate di mini-giardino, segno della ricchezza del dominio di Kaga e della volontà dei Maeda di garantire un buon tenore di vita ai propri servitori. Il museo offre un autentico “sguardo nella vita di un samurai di rango medio-basso”. (Indirizzo: Naga-machi 1-9-3, ingresso gratuito.)
Maeda Tosanokami-ke Shiryōkan (Museo della famiglia Maeda Tosanokami): Piccolo museo dedicato a un ramo della famiglia Maeda. Espone circa 9.000 reperti storici, tra cui armi, armature, documenti, calligrafie e utensili appartenuti al casato Maeda e ai loro servitori. Se siete appassionati di storia samuraica, qui potrete vedere da vicino spade originali, armature decorate e persino lettere e registri amministrativi del feudo di Kaga. Una sezione è dedicata al celebre Maeda Toshiie (fondatore del dominio) e ai suoi discendenti. Il museo aiuta a contestualizzare la potenza e la cultura del clan che ha plasmato Kanazawa. (Indirizzo: Katamachi 2-10-17, a pochi passi da Nagamachi; ingresso modico.)
Villa Seisonkaku: Un vero tesoro nascosto all’interno del perimetro di Kenrokuen. È una villa di lusso fatta costruire a metà Ottocento dal daimyō Maeda Nariyasu per sua madre, l’anziana madre vedova del clan. La villa, perfettamente conservata e designata Importante Bene Culturale, offre uno spaccato sugli ultimi anni dello shogunato: sale tatami con pareti dai colori vivaci (notevole una stanza blu intenso unica nel suo genere), soffitti dipinti con motivi floreali, collezioni di doll’s festival antiche e preziosi oggetti laccati. Se Kenrokuen rappresenta l’esterno ideale del potere Maeda, Seisonkaku ne rappresenta l’interno raffinato e privato. La visita è particolarmente consigliata agli amanti dell’architettura tradizionale: si possono apprezzare dettagli come gli shōji (schermi in carta) originali, le travi in legno pregiato e un piccolo giardino interno con lanterne di pietra. (Accesso dal giardino Kenrokuen – biglietto separato.)
Museo Shinise Memorial Hall: Una sosta interessante per comprendere anche la vita dei mercanti di Kanazawa, complemento a quella dei samurai. Lo Shinise è un’antica farmacia del periodo Edo trasformata in museo: la facciata in legno con grate a listelli, l’interno con scaffali colmi di vasi di porcellana per erbe medicinali, il salottino dove il mercante riceveva i clienti, tutto è originale. Al piano superiore sono esposti oggetti d’epoca e viene illustrata la storia del commercio a Kanazawa. Questo luogo mostra l’altra faccia della società feudale, quella della ricca borghesia mercantile che, pur nei ranghi dei chōnin (cittadini comuni), contribuiva alla prosperità della città. (Si trova non lontano da Nagamachi, in zona Korinbo.)
Quartiere delle Geisha di Higashi Chaya e Nishi Chaya: Se dopo il tour ufficiale avete ancora tempo in città (ad esempio la sera prima di partire per Kyoto o se pernottate a Kanazawa), vale la pena fare un salto nei distretti delle chaya (case da tè) di Kanazawa. In particolare, Higashi Chayagai (quartiere delle geisha orientale) e Nishi Chayagai (quartiere occidentale) conservano file di eleganti case in legno con grate, dove un tempo si svolgevano banchetti raffinati accompagnati da musica e danze delle geisha. Oggi alcune di queste case sono visitabili come musei (ad es. la Casa Shima a Higashi Chaya, con stanze e strumenti musicali originali) o funzionano come sale da tè/caffè. Passeggiare per queste vie al crepuscolo, con lanterne accese, significa rivivere l’atmosfera dell’intrattenimento tradizionale Edo. Troverete anche botteghe di artigianato (Higashi Chaya è famosa per le foglie d’oro: qui c’è il Museo della Foglia d’Oro e vari negozi dove acquistare souvenir dorati, come cosmetici o dolci ricoperti d’oro alimentare!). Questo complemento vi farà apprezzare come Kanazawa fosse vivace non solo di giorno con i samurai, ma anche di sera con la cultura delle geisha.
Esperienze artigianali locali: Kanazawa è nota per le sue arti applicate. Se desiderate un’esperienza pratica, potete partecipare a laboratori aperti ai turisti. Ad esempio, numerosi atelier offrono di provare a applicare la foglia d’oro su oggetti di legno o lacca (la città produce quasi tutto l’oro fogliato del Giappone!). C’è anche il Kaga Yuzen Silk Center (Centro della seta Yuzen) – proprio a Nagamachi – dove scoprire l’arte della tintura della seta Yuzen, usata per i kimono: talvolta è possibile cimentarsi nella pittura su seta con stencil tradizionali, oppure indossare un kimono Kaga riccamente decorato per una foto ricordo. Un’altra attività tipica è la partecipazione a una cerimonia del tè in una casa da tè storica: Kanazawa ha molte maestre di tè che organizzano sessioni introduttive per visitatori, spesso in ambienti autentici come antiche residenze o templi. Sono modi per entrare in contatto diretto con la ricca eredità culturale lasciata dall’epoca dei Maeda.
Tempio Myōryūji (Ninjadera): Per chi è incuriosito dal lato più folkloristico e segreto della Kanazawa feudale, c’è il cosiddetto “Tempio dei Ninja”. Si tratta di un tempio buddista (Myōryū-ji) situato nel quartiere di Teramachi, voluto dai Maeda nel XVII secolo. Pur non avendo veri legami con i ninja, è soprannominato così per i suoi ingegnosi trabocchetti architettonici: all’interno ha passaggi nascosti, scale segrete, botole e stanze camuffate, costruiti per confondere eventuali intrusi o assassini inviati dallo shogunato. In realtà fungeva anche da postazione militare di vedetta mascherata da tempio. La visita guidata (richiede prenotazione) è divertente e istruttiva, unisce storia e leggenda. È una testimonianza insolita di come i Maeda prendessero sul serio la difesa e la segretezza.
Mercato di Ōmichō: Infine, per chi desidera uno scorcio di vita locale contemporanea ma con radici antiche, il grande mercato coperto di Omichō è a pochi isolati dal centro. Da oltre 300 anni è il luogo dove i cittadini di Kanazawa fanno la spesa di pesce fresco, frutti di mare, verdure e specialità regionali. Passeggiare tra le bancarelle colorate di Omichō è un’esperienza sensoriale: si possono assaggiare le celebri ostriche di Noto, acquistare alghe e funghi delle montagne di Kaga, o gustare un pranzo a base di sushi locale a prezzi ottimi. Questo mercato rappresenta il collegamento tra il passato e il presente: alcune specialità vendute qui, come il pesce essiccato o i dolci tradizionali, erano già apprezzate nell’epoca dei samurai. Un luogo perfetto per concludere la visita a Kanazawa con un’immersione nei sapori del territorio.
Kanazawa è una città che merita di essere esplorata con calma: ogni vicolo può svelare un giardino nascosto, ogni antico magazzino può celare una galleria d’arte o un laboratorio artigiano.
Buon viaggio verso Kyoto, con negli occhi e nel cuore le storie del glorioso passato di Kanazawa!



































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